Tumori, la corsa alle nuove cure rischia di fermarsi in Italia
Farmaci personalizzati, vaccini terapeutici e anticorpi avanzati aprono nuove prospettive, ma costi elevati e regole internazionali possono rallentarne l’accesso.
Il problema non riguarda soltanto la velocità della ricerca, ma anche la possibilità concreta di rendere disponibili le terapie ai pazienti italiani. Secondo Giuseppe Curigliano, presidente eletto della Società europea di oncologia medica, senza risorse aggiuntive il nostro Paese rischia di accumulare ritardi rispetto al resto d’Europa.
«Senza reali investimenti e un cambio di approccio, in Italia c’è il rischio che le nuove terapie arrivino con grande ritardo rispetto agli altri Paesi europei o, nel peggiore dei casi, restino un miraggio», ha affermato Curigliano all’apertura del congresso Esmo 2026 di Madrid.
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L’accesso alle cure è il nodo decisivo
Le innovazioni in arrivo hanno spesso prezzi elevati e pongono quindi una questione di sostenibilità per il Servizio sanitario nazionale. La proposta indicata dall’oncologo è concentrare le risorse sui medicinali capaci di offrire il maggiore beneficio clinico, in particolare quando possono prolungare la sopravvivenza, riducendo la priorità dei trattamenti dal valore più limitato.
«Bisogna fare delle scelte e fissare delle priorità», ha sintetizzato Curigliano. Il timore è che, in assenza di un investimento mirato, alcuni farmaci non possano essere rimborsati e restino di fatto fuori dalla portata di molti malati.
Vaccini e farmaci sempre più mirati
Il congresso europeo presenterà diverse novità. La ricerca sta sviluppando molecole progettate per colpire caratteristiche biologiche specifiche dei tumori e sta ampliando gli studi sui vaccini terapeutici, pensati per ridurre il rischio che la malattia torni dopo il trattamento.
Tra i dati più attesi figura uno studio internazionale sul vaccino terapeutico contro il melanoma. A due anni dall’intervento chirurgico, la ricerca ha rilevato una diminuzione molto significativa del rischio di recidiva. Altri lavori stanno valutando approcci analoghi nei tumori del polmone e della vescica, con l’obiettivo di ottenere risultati e limitare gli effetti indesiderati.
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Anticorpi avanzati, nuovi risultati
Un’altra linea di sviluppo riguarda gli anticorpi coniugati. Questi farmaci trasportano la sostanza antitumorale direttamente verso la cellula malata, alla quale si legano, con l’obiettivo di ridurre l’esposizione dei tessuti sani circostanti alla chemioterapia.
Uno studio ha mostrato l’efficacia di un anticorpo coniugato diretto contro Trop 2 nel tumore dell’endometrio. Dati provenienti dalla Cina indicano inoltre risultati positivi degli anticorpi coniugati contro la claudina nei tumori gastro-esofagei. A Madrid sarà presentato anche un lavoro sugli anticorpi bispecifici associati all’immunoterapia: la combinazione ha migliorato la sopravvivenza nel microcitoma polmonare, una forma particolarmente aggressiva.
La pressione delle regole statunitensi
A complicare il quadro contribuisce la normativa statunitense denominata Most Favoured Nation, indicata anche con la sigla Mfn. La regola impedisce alle aziende di vendere negli Stati Uniti un farmaco a un prezzo superiore rispetto a quello applicato in altri Paesi, dove i medicinali possono costare meno.
Per tutelare i ricavi sul mercato statunitense, le aziende potrebbero aumentare i prezzi negli altri Stati oppure posticipare la commercializzazione europea. Germania e Gran Bretagna hanno già previsto finanziamenti specifici per acquistare i farmaci innovativi a costi più alti; l’Italia, secondo Curigliano, non ha adottato una misura analoga. «Il rischio è che, mancando un investimento finalizzato, non si riesca a rendere questi farmaci rimborsabili per il paziente», ha concluso l’oncologo.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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