Nuove cure contro il cancro, in Italia l’attesa arriva a 470 giorni
La ricerca riduce mortalità e costi sociali, ma tra autorizzazioni e passaggi regionali l’accesso ai farmaci innovativi resta più lento del necessario.
Per un paziente oncologico italiano l’approvazione di una terapia non coincide ancora con la sua disponibilità concreta: tra i diversi passaggi amministrativi possono trascorrere 470 giorni, quasi 15 mesi. È questo il principale allarme lanciato dagli oncologi mentre a Madrid prende il via il congresso della Società europea di oncologia medica.
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Le cure arrivano, ma troppo lentamente
L’Associazione italiana di oncologia medica chiede di ridurre i tempi che separano il via libera alla rimborsabilità dalla somministrazione effettiva. Dopo la decisione dell’Agenzia italiana del farmaco, infatti, possono rendersi necessari ulteriori inserimenti nei prontuari regionali e ospedalieri, oltre alle gare per l’acquisto organizzate a livello locale.
Massimo Di Maio, presidente dell’associazione, propone che i medicinali siano subito utilizzabili dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Nel 2025, a livello europeo, l’attesa media è stata di 655 giorni e soltanto il 51% dei nuovi medicinali approvati dall’Agenzia europea per i medicinali è risultato disponibile. L’Italia fa meglio sul primo parametro: garantisce l’accesso all’89% dei farmaci oncologici autorizzati, seconda soltanto alla Germania, ferma al 91%.
Mortalità e costi sono in calo
Il quadro dei risultati ottenuti dalla ricerca resta comunque positivo. Dal 1988 a oggi, in Europa, prevenzione e trattamenti più efficaci avrebbero evitato circa 7,3 milioni di morti per tumore. Per il 2026 sono previste 1.230.000 vittime, con una riduzione rispetto alla media del periodo 2020-2022 pari al 7,8% tra gli uomini e al 5,9% tra le donne; tra i maschi, il calo più marcato riguarda il tumore del polmone, indicato al 22,5%.
Anche l’impatto economico della malattia si è ridimensionato. Le perdite indirette, legate soprattutto alla produttività, sono passate dai 97 miliardi di euro del 1995 agli 82 miliardi del 2023, con una contrazione del 16% in trent’anni. Nel frattempo, però, la spesa europea per i farmaci anticancro è salita da 24,9 a 64,3 miliardi tra il 2014 e il 2023; secondo Giuseppe Curigliano, presidente eletto della società europea, le immunoterapie assorbono oggi il 29% del totale.
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Più persone vivono dopo la diagnosi
In Europa si contano cinque nuove diagnosi ogni minuto, per un totale annuo di circa 2,7 milioni di casi. In Italia, invece, sono circa 4 milioni le persone che oggi vivono dopo aver ricevuto una diagnosi di cancro: a cinque anni è vivo il 63% delle donne e il 54% degli uomini.
Almeno un paziente su quattro, inoltre, ha recuperato un’aspettativa di vita analoga a quella della popolazione generale e può essere considerato guarito. Rossana Berardi, presidente eletta dell’associazione italiana, sottolinea che il Paese dispone di una ricerca clinica competitiva e di una grande quantità di dati raccolti nella pratica quotidiana, risorse da sfruttare per attirare nuovi studi e investimenti. Gli oncologi indicano infine nella prevenzione e nella ricerca le aree sulle quali aumentare l’impegno.
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