Seno, oltre 500 pazienti per testare una nuova strategia anti-recidiva
La sperimentazione di Fondazione Umberto Veronesi coinvolgerà più di 30 centri italiani e valuterà trastuzumab deruxtecan nelle forme HR+/HER2− precoci.
Ridurre la possibilità che il tumore torni dopo la diagnosi è l’obiettivo di una nuova sperimentazione clinica dedicata alle donne con carcinoma mammario HR+/HER2− in fase iniziale. Il progetto, promosso da Fondazione Umberto Veronesi insieme all’Università di Harvard, coinvolgerà oltre 500 pazienti distribuite in più di 30 centri.
In Italia ogni anno vengono individuati più di 53.600 nuovi casi di tumore della mammella. Circa il 70% appartiene al gruppo dei carcinomi ormono-positivi e HER2-negativi, una forma che può ripresentarsi anche a distanza di tempo.
Il farmaco arriva alla fase precoce
La ricerca esaminerà trastuzumab deruxtecan, un anticorpo coniugato già associato a un aumento della sopravvivenza nelle pazienti con malattia avanzata. Ora gli studiosi vogliono capire se il trattamento possa offrire un beneficio anche quando il tumore è stato diagnosticato in uno stadio iniziale.
Paolo Veronesi, presidente di Fondazione Veronesi e direttore del Programma di Senologia dello Ieo, ha spiegato che il progetto servirà a valutare l’efficacia del farmaco nelle forme precoci, con la prospettiva di favorirne un eventuale impiego nella pratica clinica.
L’obiettivo è ridurre le ricadute
Carmine Valenza, oncologo dell’Università di Harvard a Boston e coautore dello studio, ha indicato come obiettivo principale la verifica della capacità di trastuzumab deruxtecan di diminuire il rischio di recidiva e migliorare le possibilità di guarigione nel lungo periodo. La sperimentazione punta inoltre a contribuire a una scelta delle terapie più aderente alle caratteristiche delle singole pazienti.
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Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione Sviluppo di nuovi farmaci dell’Istituto Europeo di Oncologia, ha descritto il funzionamento della tecnologia come una combinazione tra il riconoscimento selettivo delle cellule malate da parte dell’anticorpo e il rilascio al loro interno di un potente agente chemioterapico. In questo modo, il trattamento mira a concentrare l’azione sul tumore.
Medicina di precisione al centro
La strategia di Fondazione Veronesi, secondo Valentina Gambino, coordinatrice delle piattaforme di ricerca, si basa su studi di medicina di precisione capaci di utilizzare le caratteristiche molecolari delle neoplasie per rendere le cure più personalizzate.
L’aspettativa indicata dalla coordinatrice riguarda il possibile miglioramento della sopravvivenza e della qualità di vita. Sarà tuttavia la sperimentazione, attraverso il coinvolgimento delle pazienti e dei centri partecipanti, a stabilire l’efficacia del trattamento nelle forme iniziali.
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