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Salute 2 min di lettura6 ore fa

AstraZeneca punta sull’Italia: 66,2 milioni e 71 nuovi studi

Il piano triennale coinvolgerà più di 200 strutture e potrebbe generare 180 milioni di euro per l’economia italiana.

Settanta­uno nuovi studi clinici, oltre 200 strutture coinvolte e un investimento superiore a 66 milioni di euro: sono i numeri del programma triennale che AstraZeneca avvierà in Italia. Il progetto comprende anche le attività di Alexion e punta a rafforzare la presenza del Paese nella ricerca biomedica internazionale.

Secondo le stime associate all’iniziativa, l’impatto potrebbe raggiungere circa 180 milioni di euro sul Pil nazionale, mentre per il Servizio sanitario nazionale viene ipotizzata una riduzione dei costi pari a circa 225 milioni. Il piano nasce anche grazie a un contributo statale da 20 milioni di euro, assegnato attraverso la Fondazione Tech e Biomedical.


Settantuno studi e quattro linee d’intervento

Nel periodo considerato, AstraZeneca e Alexion intendono far partire 71 sperimentazioni cliniche registrative: 52 riguarderanno molecole AstraZeneca e 19 prodotti Alexion. Per questa parte del progetto è previsto un impiego di 48 milioni di euro.

Altri 12 milioni saranno destinati a 24 studi osservazionali e alla produzione di dati tratti dalla pratica clinica reale. Il programma comprende inoltre 5 milioni per attività di ricerca indipendente e 1,2 milioni per strumenti di sanità digitale. I pazienti in possesso dei requisiti potranno così accedere a percorsi di studio dedicati a nuove terapie, mentre i centri italiani potranno consolidare i collegamenti con le reti internazionali.


Una rete nazionale per attrarre capitali

La distribuzione delle attività su tutto il territorio dovrebbe valorizzare le competenze locali e ampliare la platea delle strutture coinvolte. Il progetto è stato selezionato nell’ambito di un bando rivolto a iniziative di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nel settore biomedico, sostenuto dal Fondo per la ricerca e lo sviluppo industriale e biomedico del ministero delle Imprese e del Made in Italy.

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L’operazione si colloca in un mercato globale sempre più conteso. La quota europea degli investimenti biofarmaceutici mondiali è scesa dal 43% del 1990 al 31% del 2020; nello stesso periodo, gli Stati Uniti sono passati dal 36% al 53% e la Cina ha raggiunto il 9%. Nel solo 2023, inoltre, in Cina sono stati avviati circa 6.300 studi clinici, contro i circa 1.900 registrati in Europa.


Il confronto internazionale resta aperto

A livello mondiale sono in fase di sviluppo circa 23.000 candidati farmaci, con una parte rilevante delle risorse recenti concentrata tra Stati Uniti e Asia. In questo scenario, l’Italia può contare su una rete capillare di ospedali e istituti, su competenze scientifiche riconosciute e su una crescente esperienza nelle collaborazioni tra soggetti pubblici e privati.

Il programma viene indicato come uno strumento per rafforzare il ruolo italiano nelle Scienze della vita europee. Tra le condizioni ritenute necessarie figurano maggiori risorse stabili per l’innovazione farmaceutica, un accesso più uniforme e tempestivo alle nuove terapie, iter autorizzativi più veloci e certi per gli studi clinici e incentivi di lungo periodo destinati alle attività scientifiche e sperimentali.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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