Tumore al seno, lo studio che prova a fermare le recidive
La Fondazione Umberto Veronesi finanzia Eurycleia: oltre 500 pazienti saranno coinvolte per testare una nuova terapia dopo la chirurgia
Il rischio di una ricaduta resta aperto anche per molte donne con una forma di tumore al seno considerata generalmente favorevole. Per affrontare questo problema prende il via Eurycleia, una sperimentazione clinica nazionale sostenuta dalla Fondazione Umberto Veronesi e dedicata alle pazienti con malattia precoce e caratteristiche biologiche aggressive.
La malattia residua resta il nodo principale
In Italia ogni anno vengono individuati più di 53.600 nuovi casi di cancro alla mammella, secondo i dati Aiom-Airtum 2025. È la neoplasia più frequente tra le donne di tutte le fasce d’età e circa il 70% dei casi appartiene al sottotipo ormono-positivo e Her2-negativo, indicato anche come Hr+/Her2-.
La prognosi di queste forme è spesso positiva, ma la possibilità di una recidiva non viene esclusa, nemmeno a distanza di anni. Lo studio si concentrerà in particolare sulle donne che, dopo la chemioterapia effettuata prima dell’operazione, presentano ancora cellule tumorali al momento dell’intervento e mostrano segnali di maggiore aggressività.
Un farmaco da verificare nella fase precoce
Il progetto valuterà trastuzumab deruxtecan, un anticorpo coniugato già associato a un aumento della sopravvivenza nelle forme avanzate, ma non ancora esaminato in questo specifico contesto clinico. La ricerca cercherà di capire se il trattamento possa diminuire la probabilità di ricaduta e migliorare le possibilità di guarigione nel lungo periodo.
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«Questa tecnologia combina la capacità di un anticorpo di riconoscere in modo selettivo le cellule tumorali con l’azione di un potente agente chemioterapico», ha spiegato Giuseppe Curigliano, professore ordinario di Oncologia medica all’Università degli Studi di Milano e direttore della Divisione Sviluppo di nuovi farmaci all’Istituto europeo di oncologia. Il farmaco, ha aggiunto, trasporta la sostanza direttamente nelle cellule malate, con un’azione più mirata.
Una rete nazionale per la sperimentazione
La sperimentazione, sviluppata insieme all’Università di Harvard, negli Stati Uniti, coinvolgerà più di 500 pazienti reclutate in oltre 30 centri di riferimento italiani. Carmine Valenza, oncologo ricercatore all’Università di Harvard e co-sperimentatore principale, ha spiegato che l’obiettivo è rendere ancora più personalizzate le scelte terapeutiche per questo gruppo di pazienti.
Per Paolo Veronesi, presidente della Fondazione Umberto Veronesi e direttore del Programma di Senologia dell’Istituto europeo di oncologia, il progetto potrà contribuire a verificare l’utilità del trattamento anche nelle fasi iniziali della malattia e, in prospettiva, a favorirne l’ingresso nella pratica clinica. La Fondazione considera Eurycleia parte della propria piattaforma dedicata alla ricerca e alla cura del tumore al seno, con investimenti orientati a trasformare più rapidamente le scoperte scientifiche in benefici concreti.
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