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Salute 3 min di lettura6 giorni fa

Scuola sotto i raid: i bambini di Odessa tra allarmi e sostegno

Tra lezioni interrotte, rifugi e percorsi di supporto psicologico, in Ucraina la scuola prova a restare un luogo stabile per alunni e famiglie colpite dalla guerra.

A Odessa, quando arriva il buio, Bogdana pensa subito ai mostri. La bambina, 8 anni, dice di correre nel letto appena spegne la luce. La madre, Kateryna Bondarenko, avvocata, racconta invece che la figlia è ormai abituata alle sirene e le chiede spesso se l’allarme sia scattato o se sia già finito.


Tra sirene e attività sotterranee

Il centro dove Bogdana passa parte del pomeriggio si trova nella zona periferica del capoluogo ed è uno degli spazi di AVSI, organizzazione attiva in 41 paesi con progetti di cooperazione. Qui, dopo la scuola, bambini e ragazzi possono recuperare le lezioni, ricevere aiuto nello studio e partecipare ad attività dedicate al benessere psicologico. L’area fa parte di PROMO, il progetto per protezione e resilienza dell’infanzia a Mykolaiv e Odessa, sostenuto dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale tramite AICS e realizzato con Terre des hommes Italia, Potribni tut e Culture of Democracy.


In classe con la guerra fuori dalla porta

Nel frattempo, anche a scuola la normalità resta fragile. L’anno scolastico è iniziato il 1° settembre, mentre nel Paese si vive il quarto anno dall’invasione russa su larga scala del 24 febbraio 2022. Mariyka, che vive nella regione di Odessa, ha ripreso le lezioni insieme a oltre 3,5 milioni di alunni. Prima di tutto, però, continua a coltivare il suo mondo: disegna da quattro anni, costruisce personaggi manga e sogna di diventare traduttrice.


Insegnare significa anche rassicurare

Gli allarmi sono aumentati e le lezioni si interrompono di frequente. Natalia Klimenko, che guida il Liceo n. 2 di Biliaivka e insegna lingua e letteratura ucraina, spiega che ogni mattina entra in istituto sperando di non dover evacuare. Dice che gli insegnanti arrivano in aula, nonostante paura e incertezza, soprattutto per stare vicino ai bambini. Per lei il lavoro non si limita alla didattica: bisogna anche offrire calma e, in pratica, fare da psicologi.


Una scuola divisa tra aule e rifugi

La guerra ha cambiato il modo stesso di fare scuola. Molte lezioni si tengono online, altre in presenza, ma solo dove esistono rifugi adeguati per studenti e personale. Secondo l’Onu, oltre 1.600 edifici scolastici sono danneggiati o distrutti; per il ministero dell’Istruzione ucraino superano quota 4 mila. In varie zone manca anche l’elettricità. Olha Yevčenko, direttrice del Liceo n. 1 di Velykyi Dalnyk, osserva che la didattica a distanza ha ridotto attenzione e voglia di studiare. Lei parla di “fronte educativo” per descrivere il compito degli insegnanti, chiamati non solo a trasmettere nozioni ma anche a guidare e sostenere.


Il peso dei traumi e dei trasferimenti

A complicare tutto c’è anche il movimento continuo di famiglie e studenti. Molti bambini hanno lasciato città vicine alla linea del fronte e si sono ritrovati in nuove scuole, spesso con barriere linguistiche e compagni sconosciuti. In Ucraina ci sono ormai 74 scuole completamente sotterranee. La giornata di Bogdana, intanto, prosegue nel centro comunitario: lei dice che è contenta di andarci perché può stare con le amiche e giocare a scacchi, mentre fuori risuonano altri allarmi.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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