Ranulph Fiennes, due anni di silenzio: cosa è emerso sul suo ricovero
L’esploratore britannico, affetto dal Parkinson, sarebbe stato trasferito in strutture sanitarie sotto falso nome senza le necessarie garanzie legali
Il Parkinson, diagnosticato nel 2019, non aveva impedito a Ranulph Fiennes di parlare pubblicamente delle difficoltà legate alla malattia. L’esploratore aveva descritto episodi di vertigine improvvisa e aveva raccontato: «Credo che sia diverso da persona a persona. Ci sono attacchi di vertigini improvvisi e quando si presentano bisogna fare attenzione, altrimenti si rischia di svenire e di farsi male. Nuotare nell'acqua fredda è la cura migliore che ho sperimentato per i sintomi del Parkinson».
L’ultima apparizione risale al 2024
Il 23 ottobre 2024 Fiennes non partecipò alla serata organizzata dalla Royal Geographical Society per celebrarlo. All’evento fu mostrato un filmato registrato in precedenza, considerato l’ultimo intervento pubblico dell’82enne.
Da quel momento le notizie su di lui si fecero sempre più rare. Le autorità britanniche hanno poi ricostruito una vicenda nella quale l’esploratore sarebbe stato collocato in più strutture assistenziali senza che la sua identità venisse resa nota.
Una segnalazione ha fatto luce sul caso
A sollevare i primi dubbi sarebbe stato il responsabile di una casa di cura in Galles. L’uomo si è rivolto all’Office of the public guardian, organismo che interviene quando una persona non è considerata capace di decidere autonomamente per ragioni legate a malattia, disabilità o vecchiaia; la comunicazione è stata trasmessa anche alla polizia.
Al centro della segnalazione c’erano le condizioni imposte dalla moglie Louise Millington-Cotes, sposata con Fiennes nel 2005. Secondo quanto riferito, la donna avrebbe limitato gli accessi al marito, evitato di comunicare il luogo del ricovero e dettato indicazioni considerate anomale sulla sua assistenza sanitaria.
Le contestazioni sulla tutela legale
Tra gli elementi esaminati dagli investigatori figuravano la terapia farmacologica seguita dall’ex esploratore e un documento di “non rianimazione” consegnato dalla moglie. Il testo chiedeva al personale di non procedere con la rianimazione cardiopolmonare né con altri interventi invasivi in caso di arresto cardiaco.
All’inizio del 2026 le autorità hanno stabilito che Fiennes era «privato illegalmente della sua libertà perché sua moglie aveva agito senza assicurarsi che fossero rispettati i protocolli legali previsti». La procura permanente concessa a Millington-Cotes nel 2024 avrebbe richiesto anche l’attivazione di un ordine DoLS, previsto per tutelare persone vulnerabili sottoposte a limitazioni senza poter esprimere un consenso valido.
Questa procedura impone una valutazione condotta da due professionisti estranei all’assistenza del paziente e prevede la nomina di un rappresentante, scelto tra familiari o amici. Gli inquirenti hanno inoltre riferito che Fiennes sarebbe sottoposto a sorveglianza continua, senza la possibilità di lasciare autonomamente la struttura o di decidere su cure, trattamenti e sistemazione.
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Il nome nascosto durante le passeggiate
Il gestore della clinica gallese ha raccontato che Millington-Cotes avrebbe presentato il marito come un ex componente delle Sas, sostenendo che la sua vita fosse minacciata da estremisti: «Mi disse che era un ex membro delle Sas (il corpo delle forze speciali dell'esercito britannico) la cui vita poteva essere in pericolo a causa degli estremisti».
Per impedire che venisse riconosciuto, la donna avrebbe chiesto che uscisse con cappello, occhiali da sole e guanti, anche quando era accompagnato da un assistente. Avrebbe inoltre sostenuto che, nella struttura precedente, qualcuno avesse cercato di ucciderlo. Alcune persone vicine allo scrittore, già preoccupate per la sua sicurezza, starebbero valutando un’azione per contestare la gestione della tutela affidata alla moglie.
Dalle spedizioni all’Everest
Prima della scomparsa dalle scene, Fiennes aveva costruito una carriera fuori dal comune. Negli anni Ottanta fu il primo a raggiungere a piedi sia il Polo Nord sia il Polo Sud durante la spedizione Transglobe, e in seguito attraversò integralmente l’Antartide a piedi.
Nel maggio del 2009, quando aveva 65 anni, arrivò in cima all’Everest. La sua prima moglie, Virginia “Ginny” Fiennes, era morta di cancro nel 2004; l’anno successivo l’esploratore sposò Louise Millington-Cotes, più giovane di lui di 23 anni.
Anche la salute aveva segnato la sua storia personale. Nel 2003 un infarto lo aveva costretto a un bypass d’urgenza, mentre nel 2019 era arrivata la diagnosi di morbo di Parkinson. La vicenda del ricovero è emersa soltanto dopo circa due anni di assenza pubblica, a partire dalla serata alla quale non aveva preso parte nel 2024.
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