2.000Lettori online ora
Salute 2 min di lettura4 ore fa

Peste polmonare, il rischio resta: il punto dello Spallanzani

Il contagio della ricercatrice in Siberia riporta l’attenzione su una malattia ancora presente in alcuni Paesi e potenzialmente letale.

La morte della ricercatrice Daria Shipilova, 28 anni, ha riacceso l’attenzione sulla peste polmonare. Dopo il contagio avvenuto all’Irkutsk Anti Plague Institute, almeno 200 persone entrate in possibile contatto con lei sono state messe in quarantena, tra ospedali e abitazioni private. Per Emanuele Nicastri, direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive ad alta intensità di cura dell’Irccs Inmi Spallanzani di Roma, l’episodio conferma che la peste non può essere considerata una malattia scomparsa.


Il contagio in laboratorio

Secondo la ricostruzione dell’infettivologo, l’esposizione potrebbe essere avvenuta quando una provetta si è rotta accidentalmente, disperdendo nell’aria una quantità elevata di batteri. In questo modo i microrganismi sarebbero arrivati direttamente ai polmoni della ricercatrice.

Nicastri ha osservato che nei laboratori in cui si trattano agenti biologici di livello 3 o superiore è indispensabile applicare con rigore le misure di sicurezza previste. A suo giudizio, in quel caso una mascherina Ffp2 sarebbe stata sufficiente a impedire il contagio. L’esperto ha comunque invitato a evitare allarmismi: “La peste polmonare è una malattia che conosciamo bene, ma si può morire”, ha spiegato.


Una forma grave e difficile da riconoscere

La peste polmonare rappresenta la manifestazione più severa dell’infezione. Il principale serbatoio animale è costituito dai roditori, mentre la trasmissione all’uomo può avvenire attraverso la puntura delle pulci dei topi.

L’infezione iniziale può interessare la pelle e provocare la reazione dei linfonodi, dove si raccolgono secrezioni infette e si formano i cosiddetti bubboni. In alcuni casi il batterio passa nel sangue, dando origine alla forma sistemica, e successivamente può raggiungere i polmoni.


La peste è ancora presente

Il batterio responsabile può essere trattato anche con antibiotici di uso consolidato e dal costo contenuto. Tuttavia, in un contesto occidentale la forma polmonare può creare difficoltà diagnostiche, perché all’inizio rischia di essere scambiata per altre polmoniti.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Nicastri ha ricordato che nel mondo si registrano ancora centinaia di casi, concentrati soprattutto in alcune aree. In Madagascar si è verificata di recente un’epidemia con qualche centinaio di infezioni; altri episodi sono stati segnalati in Congo e in Perù. Negli Stati Uniti, soprattutto negli Stati meridionali vicini al confine con il Messico, si contano invece circa dieci casi ogni anno.


Diagnosi e terapia sono decisive

L’elevata quantità di batteri inalata, un eventuale ritardo nell’identificazione della malattia e l’avvio tardivo della terapia antibiotica potrebbero avere contribuito alla morte della ricercatrice. L’episodio, ha sottolineato l’esperto, non è quindi inatteso: incidenti simili possono verificarsi nuovamente nei laboratori che lavorano con agenti infettivi.

Nicastri ha richiamato anche altri episodi recenti che hanno coinvolto operatori esposti a malattie infettive, tra cui un caso di Ebola in Congo con il successivo rientro nei Paesi Bassi di un operatore di Medici senza frontiere. La peste, ha concluso, appartiene ancora alla realtà della medicina contemporanea, oltre che alla sua storia.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere