Parto, la svolta sulle isterectomie: cosa dicono i nuovi dati Iss
Lo studio ItOss rileva 384 interventi in due anni, con un’incidenza maggiore nel Mezzogiorno e un netto calo rispetto a dieci anni fa
In Italia il ricorso all’isterectomia collegata al parto si è ridotto quasi della metà nell’arco di dieci anni. L’intervento, che comporta la rimozione chirurgica dell’utero e può diventare necessario davanti a un’emorragia ostetrica grave, continua però a interessare centinaia di donne.
I dati sono stati illustrati durante l’Inoss-ItOss International Meeting “Maternal health between evidence, health systems and care practices”, promosso dalla sorveglianza ItOss dell’Istituto superiore di sanità e dall’International network of obstetric survey systems.
Il calo emerge dal confronto decennale
La nuova indagine ha seguito, tra il 2024 e il 2026, l’attività di 376 punti nascita italiani. La rilevazione ha coperto il 98% dei nati sull’intero territorio nazionale e ha raccolto 384 segnalazioni di isterectomia peripartum.
Il tasso registrato è stato di 5,6 interventi ogni 10.000 parti. Nel precedente studio ItOss, realizzato dieci anni prima, il valore era pari a 10,9 casi ogni 10.000 parti; il confronto indica quindi una riduzione quasi del 50%, fino a 5,7 secondo il dato riportato per il raffronto tra le due analisi.
Serena Donati, direttrice del reparto Salute della donna e dell’età evolutiva dell’Iss, ha collegato il miglioramento alle attività di prevenzione, all’individuazione tempestiva delle emorragie ostetriche e alla loro gestione appropriata. Ha inoltre ricordato che, in Italia, queste emorragie rappresentano ancora la principale causa di morte materna per cause ostetriche entro 42 giorni dalla conclusione della gravidanza.
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Il Mezzogiorno registra il dato più alto
L’incidenza non è uniforme tra le diverse aree del Paese. Al Nord sono stati rilevati 4,8 casi ogni 10.000 parti, mentre il Centro si è attestato a 5,0; il Sud ha raggiunto quota 7,3, il valore più elevato tra le tre macroaree considerate.
La ricerca ha esaminato anche altre complicanze legate alla gravidanza e al parto. Per la re-laparotomia successiva a un taglio cesareo sono stati conteggiati 578 casi in due anni: in termini sintetici, si è verificato un nuovo accesso in sala operatoria ogni 363 cesarei.
Tra le condizioni osservate figura infine la cardiomiopatia insorta durante la gravidanza. Nel periodo di raccolta sono stati segnalati 90 episodi, corrispondenti a una prevalenza di 1,3 casi ogni 10.000 parti.
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