Obesità, studio Usa: farmaci prescritti alle donne più del doppio
Obesità simile tra i sessi, ma sul sovrappeso gli uomini sono al 40% contro il 25% delle donne
Le donne italiane ricorrono ai farmaci contro l’obesità circa il doppio degli uomini, secondo l’esperienza clinica riferita dalla Società italiana dell’obesità.
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L’offerta dei medici resta limitata
Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, soltanto una persona su due tra quelle con obesità riceve dal proprio medico l’invito a seguire un percorso di riduzione del peso. Il trattamento può comprendere cambiamenti nelle abitudini, alimentazione, farmaci o chirurgia.
In assenza di una proposta, le donne cercano più spesso autonomamente un aiuto, mentre gli uomini tendono ad attendere che sia il medico a indicare una strada. «Il medico dovrebbe consigliare un percorso di trattamento dell’eccesso ponderale, che può prevedere modifiche comportamentali, dieta, o anche farmaci e chirurgia», ha detto Silvio Buscemi, presidente della Società italiana dell’obesità. Secondo il medico, oltre una determinata soglia il peso riguarda la salute e non soltanto l’aspetto estetico.
Il confronto con gli Stati Uniti
Negli Stati Uniti, uno studio pubblicato su Jama nell’aprile 2025 ha esaminato le cartelle cliniche di oltre 280 sistemi sanitari tra luglio 2020 e ottobre 2024. La ricerca ha considerato gli adulti candidabili al trattamento: persone con indice di massa corporea di almeno 30 oppure di almeno 27 in presenza di una patologia associata al peso, senza includere i pazienti con diabete di tipo 2.
Su circa 39 milioni di soggetti idonei, 22 milioni erano donne e 16 milioni uomini. Semaglutide o tirzepatide sono state prescritte per l’obesità a 887mila persone; il 77,6% era composto da donne. La prescrizione ha riguardato il 3% delle donne eleggibili e l’1,2% degli uomini, con una probabilità maschile inferiore alla metà rispetto a quella femminile.
Un’analisi dell’Università di Houston, basata sulle richieste di rimborso assicurativo dal 2019 al 2024, ha inoltre rilevato che il divario si è ampliato dopo l’autorizzazione di semaglutide da parte della Fda per il controllo cronico del peso, nel giugno 2021. A gennaio 2024 gli utilizzatori erano 163 ogni 10mila donne e 61 ogni 10mila uomini, cioè 2,7 a 1; prima dell’autorizzazione, invece, il ricorso ai farmaci risultava simile.
I numeri italiani sul peso
In Italia non sono ancora disponibili statistiche ufficiali sull’impiego dei nuovi medicinali, ma Buscemi riferisce un uso maggiore nella fascia compresa tra 50 e 65 anni, vicino alla menopausa o negli anni immediatamente successivi. I farmaci appartengono alla classe degli agonisti del recettore GLP-1, tra cui semaglutide e tirzepatide.
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Il maggiore ricorso femminile non coincide con una prevalenza più alta della malattia. Gli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità, presentati al congresso della Società italiana dell’obesità a Palermo, e quelli diffusi dall’Istat indicano un’obesità intorno al 10% sia tra gli uomini sia tra le donne. La distanza emerge soprattutto per il sovrappeso: circa il 40% degli uomini ne è interessato, contro il 25% delle donne.
Stigma e differenze biologiche
Buscemi spiega che la maggiore ricerca di cure da parte delle donne non ha una causa certa. Il comportamento, però, riguarda da tempo sia le diete sia i percorsi terapeutici. «Le donne tendono ad attivarsi per dimagrire più degli uomini e a entrare più spesso in percorsi di trattamento», ha osservato, collegando questa differenza anche al peso dello stigma sociale e dell’immagine corporea interiorizzata.
Una prevalenza femminile si ritrova anche negli studi clinici sui medicinali contro l’obesità: le partecipanti rappresentano in genere tra il 60% e il 70% del campione, mentre gli uomini sono circa il 30%. Nei trial Step su semaglutide, la componente maschile oscillava tra il 20% e il 27%.
Gli stessi studi hanno indicato una possibile differenza nella risposta al trattamento. Rispetto al placebo, la riduzione di peso era di circa 14 punti percentuali tra le donne e di circa 8 tra gli uomini. Buscemi ha definito il divario «non clamoroso ma comunque significativo», precisando che l’ipotesi di fattori biologici deve ancora essere dimostrata.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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