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Salute 3 min di lettura4 ore fa

Farmaci, studio Cerm: ripiano giù per favorire gli investimenti

A Latina presentata l’analisi sul peso del ripiano: nel 2024 l’onere ha raggiunto circa 2 miliardi

Il meccanismo del payback farmaceutico pesa sulla redditività delle imprese e può ridurre la capacità di investire in ricerca e nuove terapie. È quanto emerge da uno studio della Fondazione Cerm presentato il 3 novembre nello stabilimento Johnson & Johnson di Latina.

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Il peso del payback sulle imprese

L’analisi ha calcolato l’aliquota effettiva degli oneri, includendo sia la fiscalità ordinaria sia il contributo richiesto alle aziende attraverso il payback sugli acquisti diretti. Nel campione esaminato, l’indicatore passa dal 25,6% al 61,2% quando viene considerato anche il ripiano farmaceutico.

La pressione risulta ancora più elevata per le piccole e medie imprese, con valori compresi tra l’82,1% e l’86,8%. Nel 2024 il payback collegato agli acquisti diretti ha raggiunto circa 2 miliardi di euro: si tratta della somma versata dalle aziende quando viene superato il limite di spesa previsto per il settore.

Secondo la stima della Fondazione Cerm, per riportare la redditività almeno al livello del costo del capitale sarebbe necessaria una riduzione ponderata del prelievo pari al 72,5%. Applicata ai dati del 2024, la diminuzione ammonterebbe a circa 1,28 miliardi di euro. Il contributo residuo scenderebbe così a circa 720 milioni, mentre il suo peso sul mercato interessato dal ripiano passerebbe dal 15,9% al 5,8% circa.

Fabio Pammolli, professore al Politecnico di Milano, ha spiegato che il payback, nato per contenere la spesa, è diventato nel tempo un elemento strutturale con conseguenze sulla redditività industriale. «La sostenibilità del sistema si misura nella capacità di controllare la spesa preservando le condizioni per investire e innovare», ha affermato, indicando tra le possibili risposte valutazioni integrate, incentivi agli investimenti e una maggiore responsabilizzazione delle Regioni.


Le proposte per il settore

Lo studio non presenta la riduzione stimata come un taglio automatico della spesa. Il valore viene invece indicato come base per rivedere il funzionamento del payback, tenendo insieme il controllo dei costi sanitari e la possibilità per le imprese di programmare ricerca, sviluppo e produzione.

Nel breve e medio periodo, la Fondazione Cerm ipotizza un riequilibrio dell’onere attuale. Sul lungo termine, propone una revisione più ampia della governance farmaceutica, con regole capaci di sostenere la spesa sanitaria e, nello stesso tempo, la competitività delle aziende.

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Il tema è stato discusso durante l’incontro organizzato per i 50 anni di Johnson & Johnson in Italia. Alla riunione hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, dell’industria, della comunità scientifica, del sistema sanitario e delle associazioni dei pazienti.

Tra gli interventi istituzionali figurano quelli del ministro della Salute Orazio Schillaci, del viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini e dei sottosegretari Marcello Gemmato e Claudio Durigon. Era presente anche Massimo Garavaglia, presidente della Commissione Finanze del Senato.

Giorgia Meloni, in un messaggio inviato all’evento, ha collegato il traguardo dell’azienda alla collaborazione con il sistema sanitario, la ricerca e le comunità locali. «La capacità di guardare al futuro può tradursi in valore concreto per l’Italia e in nuove opportunità di cura per i cittadini», ha dichiarato.


Produzione ed esportazioni farmaceutiche

Nel 2025 l’industria farmaceutica italiana ha prodotto beni per 74 miliardi di euro e realizzato esportazioni per 69 miliardi. Gli occupati diretti sono stati 72.000, una cifra che sale a 316.000 considerando l’indotto e l’intera filiera.

Durante i suoi cinquant’anni di attività in Italia, Johnson & Johnson ha sviluppato e introdotto innovazioni in ambiti quali oncologia, immunologia e neuroscienze. Il comparto viene indicato come rilevante sia per l’accesso alle cure sia per la ricerca, l’occupazione e la crescita economica.

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