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Voto Usa, democratici al Congresso e resa dei conti repubblicana

A gennaio partiranno le inchieste su Trump, mentre nei due partiti si prepara la corsa alla Casa Bianca del 2028

Il voto di metà mandato ha consegnato ai democratici il controllo di Camera e Senato negli Stati Uniti. Da gennaio il partito dovrà decidere come usare la maggioranza, mentre nel Partito repubblicano è già iniziato il confronto sul dopo-Trump.

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Le inchieste contro Trump

Il nuovo Congresso democratico dovrebbe concentrarsi inizialmente sulle indagini riguardanti gli affari del presidente, i rapporti del suo entourage e lo scandalo legato a Jeffrey Epstein. Sono attese audizioni, richieste di documenti e testimonianze sotto giuramento; non viene esclusa nemmeno l’apertura di nuove procedure di impeachment.

Chuck Schumer, destinato a guidare il Senato, non ha indicato quale potrebbe essere il primo bersaglio delle iniziative parlamentari. Hakeem Jeffries, futuro presidente della Camera, non ha invece chiuso alla possibilità che il ministro della Difesa Pete Hegseth sia coinvolto per primo. Diversi deputati democratici hanno infatti vinto promettendo di avviare le indagini già nel giorno dell’insediamento del nuovo Congresso.

Donald Trump ha dichiarato di voler collaborare con i democratici e ha negato di temere una nuova procedura di impeachment. Il suo atteggiamento conciliante, mostrato dopo la sconfitta e durante una conferenza stampa nel cantiere della Casa Bianca, potrebbe però cambiare quando inizieranno le attività parlamentari.


Il piano democratico sul costo della vita

Rahm Emanuel, già collaboratore di Barack Obama e Bill Clinton, sindaco di Chicago e ambasciatore in Giappone, ha invitato il partito a concentrarsi sulle preoccupazioni degli elettori. Secondo l’ex capo di gabinetto di Obama, il risultato elettorale va letto come una bocciatura di Trump, ma i democratici rischierebbero di perdere le prossime elezioni se non intervenissero rapidamente su prezzi e corruzione.

Emanuel ha indicato alcune priorità per i primi tre mesi: cancellare i dazi introdotti da Trump, portare il salario minimo a 20 dollari l’ora e approvare una legge sull’etica pubblica. Il testo dovrebbe vietare a parlamentari, membri dell’amministrazione e magistrati di acquistare o vendere azioni durante il mandato, limitare i finanziamenti stranieri anche nei due anni successivi e fissare un massimo di due mandati.

Tra le proposte figura anche l’obbligo di affidare i patrimoni personali a un amministratore indipendente, così da ridurre i possibili conflitti d’interesse. Emanuel è considerato tra i possibili candidati democratici alle presidenziali del 2028.


La corsa alla Casa Bianca

La competizione per la nomination del 2028 è partita anche tra i democratici. Jon Ossoff, senatore della Georgia, e i governatori Josh Shapiro della Pennsylvania e Jay Robert Pritzker dell’Illinois hanno pronunciato discorsi da rieletti con toni e solennità compatibili con l’avvio di una futura campagna nazionale.

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Il successo democratico, tuttavia, non coincide con una generale svolta a sinistra. James Talarico in Texas e Adam Hamilton in Kansas hanno conquistato consensi in aree conservatrici anche grazie al sostegno di un insegnante di religione e di un pastore metodista già vicino ai repubblicani.

Solo circa una dozzina dei più di 250 deputati democratici eletti appartiene all’area socialista o riceve il sostegno dei Socialisti democratici d’America. In California, inoltre, gli elettori hanno respinto con il 55% dei voti una proposta per introdurre una tassa aggiuntiva del 5% sui miliardari.


Il confronto dentro il Partito repubblicano

Nel campo repubblicano il primo segnale è arrivato da J.D. Vance, che ha collegato la sconfitta alla decisione di intervenire militarmente contro l’Iran e all’influenza di Israele. Il messaggio lo ha allontanato da Marco Rubio, considerato uno degli esponenti più vicini a Trump sulle questioni iraniana e israeliana.

Vance dovrà misurarsi con Rubio, Ted Cruz, Nikki Haley e con altri possibili candidati. Può contare sul sostegno finanziario della destra tecnologica della Silicon Valley, ma non ha ancora conquistato né la base trumpiana né l’elettorato conservatore tradizionale.

Il suo principale limite, secondo l’analisi riportata nel testo, è l’assenza dell’istinto politico e della capacità comunicativa di Trump, a fronte di posizioni considerate ancora più radicali. Gli altri aspiranti leader dovranno invece recuperare gli elettori legati alle famiglie Bush, McCain e Cheney, che hanno preso le distanze dal Partito repubblicano.

Tra i nuovi vincitori democratici ci sono anche ex repubblicani passati all’opposizione dopo la trasformazione del partito in una formazione nazionalista e fortemente legata al proprio leader. Trump, intanto, non ha indicato un successore e continua a guardare con ostilità all’ipotesi che qualcuno prepari la successione.

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