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Salute 4 min di lettura20 ore fa

Montagne russe e cervello: i segnali da non ignorare

Accelerazioni e rotazioni possono danneggiare vasi e vene intracraniche anche senza un colpo diretto: il pericolo riguarda soprattutto bambini, anziani e persone vulnerabili.

Mal di testa intenso, vomito, sonnolenza insolita o difficoltà nel parlare dopo una corsa sulle montagne russe non sono sintomi da trascurare. In casi rari, i movimenti imposti dalle attrazioni possono infatti provocare sanguinamenti o lesioni ai vasi del collo anche senza che la testa urti una superficie.

Le due donne finite in sala operatoria dopo essere salite sull’X2 di Six Flags Magic Mountain, in California, hanno riportato un ematoma subdurale, una condizione già descritta dalla letteratura neurochirurgica. Le conseguenze possono essere serie, ma gli episodi restano poco frequenti.


Il movimento conta più dell’urto

Secondo Francesco Renga, neurochirurgo della Città della Salute e della Scienza di Torino, il fattore decisivo non è soltanto la velocità raggiunta dalla testa prima di un impatto. «Contano le accelerazioni, le frenate e le rotazioni, che sono tipiche di queste giostre», ha spiegato, richiamando i valori di G considerati anche per astronauti e piloti di Formula 1.

Il collo deve assecondare cambi di direzione molto rapidi, ma non tutti hanno una muscolatura sufficientemente preparata. Inoltre, sulle attrazioni non vengono utilizzati caschi protettivi. Anche il poggiatesta può diventare rilevante: se la testa oscilla liberamente o vi urta contro, le accelerazioni possono risultare più elevate.


Come nasce l’ematoma subdurale

All’interno del cranio il cervello non è completamente immobile: è immerso nel liquor e collegato alle meningi attraverso piccole vene, chiamate vene a ponte. Gli spostamenti del cervello possono sottoporre questi vasi a una trazione tale da romperli, anche in assenza di un trauma diretto.

Il sangue si raccoglie tra il cervello e la dura madre e forma l’ematoma subdurale. Con l’aumento del volume, la raccolta ematica può comprimere il tessuto cerebrale e provocare danni. Il cranio è una struttura chiusa: se cresce la quantità di sangue, tessuto o liquor, aumenta anche la pressione intracranica, con il rischio di perdita di coscienza e coma.


Casi segnalati da trent’anni

Un primo caso fu descritto nel 1995 dal New England Journal of Medicine: riguardava un uomo di 64 anni, colpito da un ematoma subdurale cronico dopo diverse corse e senza un colpo alla testa. In seguito sono stati riportati episodi riguardanti adolescenti, giovani adulti sani e persone che assumevano farmaci anticoagulanti.

Nel 2019 Pediatric Emergency Care ha documentato il caso di una dodicenne che, due giorni dopo una corsa, aveva sviluppato convulsioni e paralisi di un lato del corpo. Un’altra possibile conseguenza è la dissezione delle carotidi o delle arterie vertebrali, cioè una lacerazione della parete dei vasi del collo che può causare un ictus anche in età pediatrica.

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Una revisione del 2025 pubblicata su Pediatrics International ha raccolto i casi pediatrici e ha sottolineato l’importanza di verificare eventuali visite recenti al luna park quando compaiono disturbi neurologici senza una causa evidente. Nello stesso anno, uno studio dell’Università di Pittsburgh sull’American Journal of Emergency Medicine ha stimato circa 319 accessi annuali nei pronto soccorso statunitensi per lesioni neurologiche legate alle montagne russe tra i minori. Nella maggior parte dei casi si trattava di stiramenti del collo; commozioni cerebrali e fratture vertebrali risultavano invece rare.


Bambini e anziani più esposti

I bambini rappresentano il gruppo considerato più vulnerabile. La testa è proporzionalmente più grande, mentre i muscoli del collo sono meno forti e i legamenti più elastici. Michael McDowell, neurochirurgo pediatrico della Penn State e coautore della ricerca del 2025, ha paragonato il rapporto tra testa e collo a «una palla da bowling su uno stuzzicadenti».

Renga ha accostato il meccanismo a quello della sindrome del bambino scosso, sottolineando che il movimento ripetuto può far oscillare il cervello all’interno del cranio. Anche l’età avanzata può aumentare la vulnerabilità: l’atrofia cerebrale fisiologica lascia più spazio al liquor e rende più ampi gli spostamenti del cervello, con una possibile maggiore facilità di rottura delle vene a ponte.

Tra gli altri elementi associati al rischio figurano l’assunzione di anticoagulanti, un precedente trauma cranico, malformazioni dei vasi non diagnosticate e cisti aracnoidee. Tuttavia, i casi collegati all’X2 ricordano che non sempre è possibile individuare un fattore predisponente: le persone coinvolte avevano 22, 25 e 40 anni.


Quando serve una valutazione urgente

L’episodio californiano viene considerato da Renga un caso particolare, anche perché l’X2 ha già una storia documentata di traumi. Il punto, però, è riconoscere tempestivamente eventuali segnali neurologici dopo una corsa.

Un dolore alla testa molto intenso e in aumento, vomito, sonnolenza insolita, difficoltà nel parlare o perdita di forza richiedono una valutazione urgente. I disturbi possono comparire immediatamente oppure dopo giorni o settimane: nella letteratura sono descritti casi diagnosticati anche a due settimane dall’attrazione. Se al dolore cervicale si associano sintomi neurologici, va considerata anche la possibilità di una dissezione arteriosa e bisogna riferire ai medici la recente corsa sulle montagne russe.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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