Melanoma avanzato, la nuova pillola rafforza l’immunoterapia: i dati
Lo studio di Fase 3 indica un calo del 27% nel rischio di progressione e una sopravvivenza libera da malattia più lunga con HBI-8000 e nivolumab.
Un’opzione orale capace di potenziare l’immunoterapia potrebbe ampliare gli strumenti disponibili contro il melanoma avanzato, senza un impatto rilevante sulla tollerabilità. Paolo Ascierto sottolinea inoltre il possibile effetto sulla vita quotidiana dei pazienti: «Disporre di un'ulteriore opzione in pillola che potenzia l'immunoterapia senza gravare sulla tollerabilità rappresenta un ulteriore passo in avanti a beneficio anche della qualità della vita dei pazienti».
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Una combinazione ben tollerata
Nel confronto con il solo trattamento immunoterapico, l’associazione ha mostrato un profilo di sicurezza considerato gestibile. Gli eventi avversi osservati sono stati descritti come lievi, secondo i risultati presentati.
La terapia sperimentale affianca HBI-8000, somministrato in compresse, a nivolumab. Quest’ultimo agisce stimolando la risposta del sistema immunitario contro le cellule tumorali, mentre la nuova molecola appartiene alla classe degli inibitori Hdac.
Più tempo prima della progressione
I dati più rilevanti arrivano dal parametro della sopravvivenza libera da progressione. Con la combinazione, la mediana ha raggiunto 11,7 mesi, mentre nel gruppo trattato soltanto con nivolumab si è fermata a 7,4 mesi.
Nel complesso, l’aggiunta di HBI-8000 è stata associata a una diminuzione del 27% del rischio di progressione della malattia. Anche la percentuale di pazienti nei quali il tumore è regredito è risultata più alta: 41,4% contro 32,3% nel braccio di controllo.
Come agisce la molecola
La spiegazione proposta dagli autori riguarda il modo in cui le cellule maligne possono rendersi meno riconoscibili alle difese dell’organismo. Gli enzimi istone deacetilasi contribuiscono a compattare il DNA delle cellule tumorali e a nascondere gli antigeni, cioè le sostanze che il sistema immunitario può identificare come bersagli.
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Bloccando questi enzimi, HBI-8000 potrebbe rendere più esposto il profilo delle cellule cancerose. In questo modo nivolumab avrebbe la possibilità di individuarle e contrastarle con maggiore efficacia e per un periodo più lungo, secondo quanto spiegato da Ascierto.
I numeri della sperimentazione
Le evidenze provengono dallo studio internazionale di Fase 3 HBI-8000-303, condotto su 404 persone con melanoma avanzato che non avevano ricevuto in precedenza un trattamento immunoterapico.
I risultati sono stati illustrati al congresso della Società europea di oncologia medica, svoltosi a Madrid. Tra i principali autori della ricerca figura Paolo Ascierto, professore ordinario all’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma.
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