Tumore al polmone, l’IA di Brunetti prova a personalizzare l’immunoterapia
Capire in anticipo quali pazienti potranno beneficiare dell’immunoterapia e quali, invece, potrebbero avere bisogno di controlli o trattamenti più intensivi: è questo l’obiettivo del progetto affidato a Leonardo Brunetti, oncologo italia…
Capire in anticipo quali pazienti potranno beneficiare dell’immunoterapia e quali, invece, potrebbero avere bisogno di controlli o trattamenti più intensivi: è questo l’obiettivo del progetto affidato a Leonardo Brunetti, oncologo italiano di 34 anni. Il modello di intelligenza artificiale che svilupperà nei prossimi due anni cercherà di offrire una lettura integrata della malattia e della risposta dell’organismo.
Brunetti è il primo vincitore della borsa di ricerca biennale dedicata dall’Esmo all’intelligenza artificiale. Il riconoscimento, del valore di 200.000 euro, sarà consegnato durante il congresso della Società europea di oncologia medica, in apertura oggi a Madrid.
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Un modello per scegliere meglio le cure
Il progetto prenderà forma all’Università di Maastricht e riguarderà i pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule. L’obiettivo è costruire un sistema multimodale, capace di combinare informazioni diverse per descrivere il paziente, le caratteristiche del tumore e il rapporto tra la malattia e l’organismo che la ospita.
«Vogliamo portare l’intelligenza artificiale multimodale nella pratica clinica», ha spiegato Brunetti. Secondo il ricercatore, il modello potrebbe aiutare a stimare già all’inizio del percorso terapeutico la probabilità di risposta all’immunoterapia e sostenere valutazioni più mirate sull’intensità delle cure.
Se il sistema segnalasse una bassa possibilità di beneficio, il percorso potrebbe prevedere controlli con Tac più ravvicinati e un rafforzamento degli altri trattamenti. Nei casi in cui fosse invece attesa una buona risposta, l’intento sarebbe valutare una minore intensità terapeutica, riducendo l’impatto complessivo delle cure.
Il medico resta al centro
L’intelligenza artificiale, nelle intenzioni del progetto, non sostituirà l’oncologo. Fornirà un numero maggiore di informazioni, lasciando comunque allo specialista la responsabilità della decisione finale sul singolo paziente.
«Il paziente e il rapporto umano devono rimanere il cuore della cura», ha sottolineato Brunetti. Il ricercatore ha accolto la borsa con entusiasmo, ma anche con la consapevolezza che il risultato dovrà avere un valore concreto sia per chi affronta la malattia sia per i professionisti che lo assistono.
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Dalla Puglia alla ricerca internazionale
Originario di Manduria, in Puglia, Brunetti si è formato nell’ambito dell’oncologia toracica all’Università Campus Biomedico di Roma. Attualmente svolge attività di ricerca negli Stati Uniti, tra il Dana-Farber Cancer Institute e la Harvard Medical School di Boston.
La borsa è stata istituita dalla Società europea di oncologia medica per sostenere ricercatori under 40 impegnati nello sviluppo di applicazioni cliniche innovative basate sull’intelligenza artificiale. Per Brunetti si tratta della prima assegnazione di questo programma, che accompagnerà il lavoro a Maastricht per un periodo di due anni.
Il progetto di tornare in Italia
Nel futuro del ricercatore c’è anche il rientro nel nostro Paese. Brunetti, da poco sposato con una ricercatrice del Dana-Farber, vorrebbe tornare a unire ricerca e attività clinica con i pazienti.
Riconosce che all’estero le possibilità professionali sono maggiori e che in Italia il finanziamento della ricerca continua a rappresentare una difficoltà. Nonostante questo, ha spiegato di voler tentare il rientro per costruire insieme alla moglie il proprio futuro nel Paese.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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