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Salute 2 min di lettura1 ora fa

Shamonda, Andreoni frena: nessuna prova di un rischio per l’uomo

Il decesso in Francia riguarda una persona gravemente immunodepressa, mentre la presenza del virus in Europa riaccende l’attenzione su clima e diffusione dei patogeni

L’arrivo del virus Shamonda in Europa viene considerato da Massimo Andreoni un segnale da seguire con attenzione, soprattutto per il possibile ruolo della globalizzazione e del clima nell’espansione di vettori e agenti infettivi. Secondo il professore di Malattie infettive dell’Università di Roma Tor Vergata e componente del Consiglio superiore di sanità, il dato richiede sorveglianza, ma non indica al momento un pericolo diffuso per la popolazione.

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Il clima amplia le aree a rischio

La presenza dell’agente infettivo in un nuovo continente può riflettere condizioni ambientali capaci di favorire la circolazione degli insetti vettori in zone diverse da quelle abituali. Andreoni definisce questo passaggio “un segnale da non sottovalutare” rispetto all’impatto dei cambiamenti climatici sulla distribuzione dei patogeni.

Il virus, infatti, è stato individuato per la prima volta negli allevamenti europei nell’estate del 2026. La sua comparsa si inserisce, secondo l’infettivologo, in un quadro più ampio legato anche agli scambi globali, che possono contribuire allo spostamento di agenti infettivi e vettori.


La mutazione resta poco probabile

L’ipotesi di un cambiamento genetico che abbia reso Shamonda più capace di infettare gli esseri umani non viene esclusa del tutto, ma Andreoni la considera “molto meno probabile”. Al momento, dunque, non ci sono elementi per affermare che il virus si sia adattato alla trasmissione tra persone.

Il passaggio dall’animale all’uomo viene descritto come un evento eccezionale. “Non dobbiamo preoccuparci che il virus possa diffondersi facilmente tra le persone”, ha spiegato Andreoni, sottolineando l’assenza di prove che indichino una maggiore pericolosità per l’essere umano.


Il caso francese va interpretato

L’infezione è stata riscontrata a Lione, in Francia, in un paziente ricoverato in preparazione a un trapianto e successivamente deceduto. La persona presentava una grave immunodepressione, condizione che potrebbe aver creato un contesto particolarmente favorevole all’infezione.

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Per questo motivo, il singolo episodio non dimostrerebbe da solo una trasformazione del virus. Andreoni ha ricordato che anche batteri e parassiti possono causare malattie in persone con difese immunitarie compromesse senza aver sviluppato una specifica capacità di colpire l’intera popolazione.


Origini e diffusione di Shamonda

Trasportato dagli insetti, Shamonda era stato osservato finora negli animali da allevamento. La prima identificazione risale al 1965 in Nigeria; in seguito il virus è stato segnalato anche in Australia e Giappone.

Quello francese rappresenta il primo caso umano registrato in Europa. Il decesso ha attirato l’attenzione proprio perché si tratta di un evento insolito, ma le informazioni disponibili non sostengono per ora lo scenario di una circolazione agevole tra gli esseri umani. Andreoni invita quindi a mantenere il monitoraggio, senza collegare automaticamente il caso a un rischio generalizzato.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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