Medicina estetica, 777 controlli: ora si punta al Registro dei medici
Alla Camera prende forma una proposta per rendere verificabili la preparazione dei professionisti e la tutela di chi si sottopone ai trattamenti.
Il tema della sicurezza torna al centro del dibattito sulla medicina estetica dopo 777 verifiche condotte dai Carabinieri dei Nas, nel primo semestre del 2026, all’interno di centri e ambulatori. Il dato si inserisce nella discussione sull’abusivismo e sulla necessità di rendere più riconoscibili le competenze realmente documentate.
La proposta approdata alla Camera prevede infatti criteri formativi omogenei e un elenco pubblico dei medici qualificati. L’obiettivo è offrire ai pazienti uno strumento concreto per controllare la preparazione del professionista scelto.
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La formazione diventa verificabile
L’iniziativa è stata presentata dai deputati Annarita Patriarca e Luciano Ciocchetti durante l’iter del disegno di legge dedicato al riassetto delle professioni sanitarie, atteso alla discussione nei prossimi giorni. Il testo nasce dal confronto tra più associazioni scientifiche, tra cui la Fime, Federazione italiana medici estetici.
L’accesso al Registro sarebbe riservato ai medici capaci di dimostrare una preparazione specifica e documentata. Per Nicola Zerbinati, presidente della Fime, «la sicurezza dei pazienti deve essere il punto di partenza». Secondo il rappresentante, in un comparto in espansione ogni cittadino dovrebbe poter valutare formazione ed esperienza del medico, sulla base di norme valide in tutta Italia e non della sola visibilità sui social.
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Controlli e regole contro l’abusivismo
Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha descritto l’abusivismo nella medicina estetica come un «fenomeno serio», aggiungendo che l’attività ispettiva, pur necessaria, non è sufficiente da sola. La proposta punta quindi ad affiancare ai controlli un sistema pubblico di qualificazione, così da rendere più chiara la distinzione tra competenza professionale e offerta commerciale.
Raffaele Rauso, vicepresidente della Fime, ha sottolineato che il settore non può essere considerato privo di rischi: sono richieste valutazione clinica, raccolta delle informazioni sanitarie, consenso informato e capacità di prevenire e affrontare eventuali complicanze. «L’obiettivo è aiutare i pazienti a distinguere un percorso clinico serio da una semplice offerta commerciale», ha spiegato, auspicando che la proposta si trasformi in tempi brevi in norme applicabili a tutela sia dei cittadini sia dei professionisti qualificati.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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