Lal-D, la terapia che può cambiare il destino dei pazienti italiani
Sebelipase alfa ottiene la rimborsabilità in Italia: l’accesso al trattamento riguarda bambini e adulti colpiti da una malattia metabolica ultra-rara.
La valutazione della rimborsabilità di sebelipase alfa è in corso anche in altri Paesi dell’Unione europea, mentre in Italia il trattamento entra tra le opzioni disponibili per le persone con deficit di lipasi acida lisosomiale. Il suo impiego può essere associato a reazioni di ipersensibilità, gonfiore alle palpebre, tachicardia, difficoltà respiratorie, vomito, dolore addominale, diarrea, febbre, stanchezza, vertigini ed eruzioni cutanee.
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Una terapia già testata su più fasce d’età
Sebelipase alfa ha ricevuto l’autorizzazione europea nel 2015. Il farmaco sostituisce l’enzima mancante e mira così al meccanismo che provoca l’accumulo di grassi nell’organismo, con dati clinici raccolti su pazienti neonati, bambini e adulti.
Nella forma infantile più grave, gli studi hanno registrato una sopravvivenza oltre i 12 mesi per 6 dei 9 bambini trattati, pari al 67%. Nel gruppo storico non sottoposto a terapia, invece, non era sopravvissuto nessuno dei 21 pazienti considerati. Nei bambini sono stati rilevati anche miglioramenti degli indicatori epatici, tra cui l’enzima Alt, e un incremento del peso già nelle prime settimane.
Miglioramenti anche negli adulti
Per i pazienti pediatrici e adulti, il trattamento ha riportato l’Alt verso valori normali e ridotto sia il grasso accumulato nel fegato sia altri segnali di sofferenza epatica. Gli studi hanno inoltre evidenziato effetti favorevoli sui livelli di colesterolo Ldl e Hdl.
I benefici osservati durante la fase controllata della ricerca sono rimasti nel periodo successivo di estensione. In quest’ultima fase sono emersi ulteriori progressi su alcuni parametri della malattia, oltre alla conferma della diminuzione dell’Alt.
Il via libera italiano dopo anni difficili
L’Agenzia italiana del farmaco ha stabilito la rimborsabilità di sebelipase alfa per il trattamento continuativo delle persone di ogni età con deficit di lipasi acida lisosomiale, noto anche come Lal-D. Si tratta della prima terapia approvata e disponibile in Italia per questa patologia genetica molto rara, progressiva e potenzialmente capace di danneggiare diversi organi fino a provocare una morte anticipata.
La Lal-D nasce da un’alterazione dell’enzima incaricato di smaltire colesterolo e trigliceridi. Quando il processo non funziona, i lipidi si concentrano soprattutto nel fegato e possono interessare anche altri organi.
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Riconoscere la malattia resta decisivo
Il quadro clinico non è uguale per tutti e può essere scambiato per disturbi più frequenti, come alcune forme di ipercolesterolemia familiare o altre malattie del fegato. Umberto Vespasiani Gentilucci, professore ordinario di Medicina interna dell’università Campus Bio-Medico di Roma e responsabile dell’Unità Malattie autoimmuni e metaboliche del fegato della Fondazione Policlinico universitario Campus Bio-Medico, sottolinea che il ritardo diagnostico può ancora superare i 10 anni.
Nei neonati la variante rapidamente progressiva, chiamata sindrome di Wolman, ha conseguenze particolarmente severe: senza trattamento, circa l’89% dei pazienti non arriva al primo compleanno. Una forma meno aggressiva può invece comparire durante l’infanzia con crescita del fegato e della milza, alterazioni degli enzimi epatici e colesterolo elevato.
La conferma può arrivare attraverso un esame effettuato su una goccia di sangue secco, simile ai test utilizzati negli screening. Il passaggio più complesso, però, consiste nel prendere in considerazione la Lal-D davanti ai segnali sospetti, così da evitare che il danno al fegato diventi irreversibile prima dell’identificazione della patologia.
Le reazioni della comunità scientifica
Albina Tummolo, esperta di malattie metaboliche ereditarie dell’ospedale Giovanni XXIII di Bari, considera il nuovo trattamento un cambiamento sostanziale perché interviene direttamente sulla carenza enzimatica. Secondo la specialista, diagnosi anticipata e cura tempestiva possono migliorare la prognosi e permettere a molti pazienti e alle loro famiglie di mantenere una qualità di vita vicina alla normalità.
Per Manuela Vaccarotto, vicepresidente di Aismme, Associazione italiana sostegno malattie metaboliche ereditarie Aps, la rimborsabilità riduce uno degli ostacoli affrontati per anni dalle famiglie: la combinazione tra rarità della malattia e difficoltà nel riconoscerla. L’associazione ha confermato l’impegno su informazione, consapevolezza e diagnosi precoce.
Luca Bardoscia, direttore medico di Alexion, AstraZeneca Rare Disease, ha definito l’accesso rimborsato «un passo fondamentale per la comunità della Lal-D in Italia» e ha ribadito la collaborazione dell’azienda con medici, pazienti, caregiver, associazioni e istituzioni per favorire l’individuazione precoce della malattia e ampliare le possibilità di cura.
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