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Salute 3 min di lettura1 ora fa

Immunoterapia, antibiotici associati a più rischi nei tumori

Una metanalisi su quasi 98 mila pazienti rileva più mortalità e progressione, ma non prova un rapporto causale

Una metanalisi internazionale ha rilevato un’associazione tra l’assunzione di antibiotici e un aumento del rischio di morte o progressione della malattia nei pazienti oncologici sottoposti a immunoterapia. I risultati, pubblicati sulla rivista Cancer Cell, non dimostrano però che i farmaci siano la causa diretta degli esiti osservati.

Antonio Gasbarrini, tra gli autori dello studio, ha invitato a interpretare correttamente le percentuali: «Si tratta di un rischio relativo: indica che, nel periodo osservato, il rischio di morte tra i pazienti esposti agli antibiotici era circa una volta e mezza quello dei non esposti». Il dato, ha precisato, non significa che l’immunoterapia funzioni il 49% in meno né che aumenti della stessa misura la probabilità assoluta di morire.

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I dati sui pazienti analizzati

La ricerca ha riunito le informazioni relative a quasi 98 mila persone trattate con inibitori dei checkpoint immunitari, farmaci destinati a riattivare la risposta del sistema immunitario contro il tumore. La maggior parte dei pazienti aveva una malattia avanzata e aveva ricevuto antibiotici per infezioni respiratorie o urinarie documentate.

Secondo l’analisi, nei pazienti che avevano assunto antibiotici il rischio relativo di morte risultava superiore del 49%, mentre quello di progressione della malattia cresceva del 44%. L’associazione è comparsa in diversi tipi di tumore ed è rimasta anche considerando il gruppo di pazienti in condizioni di salute migliori, nel tentativo di ridurre l’influenza della fragilità generale.

Circa il 30% dei pazienti oncologici sottoposti a immunoterapia assume antibiotici, spesso per curare infezioni e in una parte dei casi a scopo preventivo. Nella metanalisi, tuttavia, soltanto l’11% circa li aveva ricevuti come profilassi. Il rapporto con gli esiti negativi appariva più marcato quando l’assunzione era avvenuta nei due mesi precedenti l’avvio dell’immunoterapia.


Il ruolo del microbiota intestinale

Gli antibiotici possono modificare il microbiota intestinale, già considerato uno dei fattori in grado di influenzare la risposta ai trattamenti immunoterapici. I ricercatori indicano diversi possibili meccanismi biologici, ma gran parte delle conoscenze disponibili deriva da studi sugli animali e deve ancora essere verificata nell’uomo.

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Gasbarrini ha sottolineato che resta da chiarire quanto i risultati dipendano dalle condizioni cliniche dei pazienti e quanto possa invece incidere un effetto diretto degli antibiotici. Gianluca Ianiro, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, ha spiegato che ulteriori studi dovranno seguire anche i cambiamenti del microbiota durante le terapie.


Uso prudente e nuove ipotesi

In attesa di dati più solidi, gli autori suggeriscono di valutare con attenzione la necessità degli antibiotici nei pazienti che ricevono inibitori dei checkpoint immunitari. Tra gli elementi da considerare indicano la conferma dell’infezione, la scelta di farmaci a spettro ristretto e il controllo periodico dell’opportunità di proseguire il trattamento.

La ricerca prende in esame anche possibili interventi sul microbiota per sostenere la risposta all’immunoterapia, comprese diete ricche di fibre e trapianto fecale. Si tratta però di ipotesi da verificare: serviranno nuovi studi per stabilire se le terapie basate sul microbioma possano attenuare le alterazioni provocate dagli antibiotici e preservare o recuperare la risposta ai farmaci immunoterapici.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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