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Salute 2 min di lettura2 ore fa

Giovanni Allevi: più fondi alla sanità, non alle armi

All’Istituto dei Tumori di Milano il musicista ha parlato di cura, dolore e vicinanza durante le terapie

Giovanni Allevi ha chiesto di destinare più risorse alla sanità e alla ricerca medica invece che agli armamenti. Lo ha fatto all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, al termine dell’incontro «Forse inguaribili, mai incurabili», primo appuntamento del ciclo «I Giovedì dell’Istituto».

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L’appello di Allevi

«Che follia destinare fondi fantasmagorici agli armamenti, quando qui si combatte la lotta per la vita ogni giorno!», ha detto il compositore con evidente commozione durante l’incontro. Allevi, a cui è stato diagnosticato un mieloma multiplo nel giugno del 2022, ha collegato le proprie esperienze di cura al valore della solidarietà tra le persone malate e i loro familiari.

Il musicista ha raccontato anche un episodio avvenuto una decina di giorni fa in una sala d’attesa. Una donna lo aveva riconosciuto e gli aveva spiegato di essere lì per il figlio di otto anni, lasciandosi poi andare alle lacrime. Allevi le ha risposto che nella struttura erano molto bravi, quindi l’ha abbracciata e ha pianto con lei: a suo giudizio, quel gesto esprimeva la richiesta di non essere abbandonata davanti al dolore di un bambino.


La persona oltre la malattia

Il confronto ha affrontato il significato della cura partendo dalla persona, dalle sue emozioni e dal bisogno di sentirsi accompagnata, senza concentrare l’attenzione soltanto sulla patologia. Sono intervenuti il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura, Paolo Corradini, direttore della Divisione di Ematologia e Trapianto del midollo osseo dell’Istituto Nazionale dei Tumori, e Franco Locatelli dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Ravasi ha osservato che la malattia richiama la fragilità e la solitudine dell’essere umano e non può quindi essere affidata esclusivamente alla scienza. Secondo il cardinale, al sapere medico deve affiancarsi la capacità di offrire affetto e presenza a chi affronta le cure.

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La formazione dei medici

Locatelli ha sostenuto che assistere un paziente significa occuparsi della sua umanità, non soltanto della diagnosi. Corradini ha invece rilevato una carenza nella preparazione universitaria, che non insegna abbastanza ai futuri medici a confrontarsi con la sofferenza di chi non può essere guarito.

L’incontro è stato introdotto da Gustavo Galmozzi, presidente della Fondazione dell’Istituto Nazionale dei Tumori. Il ciclo proseguirà con altri dialoghi dedicati al rapporto tra scienza, ricerca e cura.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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