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Salute 2 min di lettura22 set

Epilessia resistente ai farmaci, Neuromed prova la nuova stimolazione epicranica

A Pozzilli è stato eseguito il primo impianto del sistema: una tecnica poco invasiva pensata per alcuni pazienti con epilessia focale che non rispondono alle terapie.

Per alcune persone con epilessia focale farmacoresistente si apre una strada in più: all’Irccs Neuromed di Pozzilli è stato realizzato il primo impianto di un sistema di neuromodulazione basato su stimolazione epicranica.


Una tecnica mirata ma poco invasiva

La procedura, introdotta solo di recente nella pratica clinica, è tra le prime esperienze italiane. È pensata per pazienti dai 18 anni in su, quando il focolaio epilettogeno può essere individuato con precisione. In quel punto viene collocato un elettrodo che, attraversando il cranio, invia impulsi elettrici alla corteccia cerebrale per modulare l’attività elettrica e contenere la frequenza delle crisi. I parametri possono essere adattati al singolo paziente.


Il dispositivo resta fuori dal cervello

La caratteristica principale è la collocazione dell’elettrodo: non entra nel tessuto cerebrale, ma viene fissato all’esterno del cranio, sotto il cuoio capelluto. Non serve quindi aprire la teca cranica per raggiungere il cervello. Il collegamento avviene tramite un cavo sottocute unito a un piccolo generatore di impulsi, anch’esso posizionato sotto la pelle.


Una risposta quando la chirurgia non basta

Alfredo D’Aniello, neuropsichiatra infantile ed epilettologo del Centro per lo Studio e la Cura dell’Epilessia del Neuromed, ha spiegato che questa soluzione amplia ulteriormente le opzioni a disposizione del Centro. La neuromodulazione, ha osservato, è rilevante soprattutto nei casi in cui la chirurgia resettiva non sia praticabile o non rappresenti la scelta giusta. La nota dell’istituto precisa anche che, quando l’area epilettogena coinvolge zone cerebrali delicate, la rimozione o l’ablazione non sono sempre possibili: in questi casi il nuovo approccio punta a ridurre le crisi agendo sull’attività elettrica del focolaio.

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Gli studi clinici finora condotti su questa tecnologia, sempre secondo la nota, hanno mostrato una diminuzione della frequenza delle crisi nei pazienti trattati e un buon profilo di tollerabilità. Felice Esposito e Alice Esposito, neurochirurghi, hanno infine sottolineato la bassa invasività della procedura, che consente una stimolazione mirata dell’area corticale individuata senza introdurre elettrodi nel tessuto cerebrale.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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