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Salute 2 min di lettura1 ora fa

Epatite Delta, il nuovo test e le cure attese entro il 2027

L’aggiornamento dei Lea introduce l’Hdv-Rna quantitativo, mentre bulevirtide apre la strada a nuovi trattamenti ancora in sperimentazione.

Per seguire con maggiore precisione l’infezione attiva da epatite Delta arriva una novità nell’assistenza pubblica: l’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza include tra gli esami specialistici anche il test quantitativo Hdv-Rna. La misurazione consente di documentare la presenza del virus e di osservarne l’evoluzione nel tempo.

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La ricerca prepara nuove opzioni

Il fronte più avanzato della ricerca riguarda tre strategie terapeutiche già arrivate alla fase 3. I nuovi dati comprendono anticorpi monoclonali usati da soli oppure associati a molecole dirette contro l’Rna dell’Hbv, il virus dell’epatite B da cui il Delta dipende per completare il proprio ciclo vitale.

Per il 2027 sono attesi gli esiti di numerosi studi registrativi. Accanto ai trattamenti destinati a prolungarsi nel tempo, gli studi stanno valutando anche percorsi della durata di circa 48 settimane. Se questi sviluppi saranno confermati, il ventaglio terapeutico potrà diventare più articolato e adattabile alle caratteristiche dei singoli pazienti.


Bulevirtide ha aperto la strada

Per molti anni le possibilità di intervento sono rimaste ridotte. Il primo trattamento specifico oggi disponibile nella pratica clinica è bulevirtide, che ha segnato una svolta per la gestione dell’epatite Delta cronica.

Uno studio multicentrico europeo ha rilevato, tra i pazienti con cirrosi sottoposti alla terapia, una diminuzione di circa l’80% del rischio di scompenso dopo 3 anni di trattamento. Il risultato non elimina però la necessità di controllare l’eventuale comparsa di epatocarcinoma, perché il rischio resta presente anche durante la terapia.


Una malattia rapida e insidiosa

L’epatite Delta è considerata la forma più aggressiva di epatite virale cronica. Può interessare anche persone giovani e, in alcuni casi, avanzare rapidamente fino alla cirrosi, allo scompenso, all’epatocarcinoma e al trapianto.

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Pietro Lampertico, direttore della Gastroenterologia della Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, ha ricordato che dalla scoperta del virus nel 1977 e fino al 2023 non erano disponibili terapie approvate. Oggi, ha spiegato, esiste un farmaco utilizzabile nella pratica clinica, mentre numerosi altri prodotti stanno completando il percorso di sviluppo.


Milano riunisce gli specialisti

Il quadro delle innovazioni è stato discusso a Milano durante l’International Delta Cure Meeting, dedicato alle prospettive di cura dell’infezione. L’appuntamento ha messo a confronto i risultati già disponibili e le strategie che potrebbero modificare la gestione della malattia nei prossimi anni.

La ricerca si muove anche sul versante dell’epatite B, indispensabile al virus Delta per la propria replicazione. I farmaci sviluppati contro l’Hbv rappresentano quindi un’ulteriore area di studio per ampliare le possibilità terapeutiche rivolte ai pazienti con epatite Delta.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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