Ensitrelvir, la svolta dopo il contagio: cosa cambia per il Covid
L’Unione europea autorizza la prima terapia orale per la profilassi post-esposizione, ma gli specialisti ribadiscono che non prende il posto dei vaccini.
La nuova indicazione europea di ensitrelvir apre un possibile spazio tra la vaccinazione preventiva e il trattamento dell’infezione già manifesta. Il farmaco, commercializzato come Zokovea*, è destinato alla profilassi post-esposizione negli adulti e negli adolescenti dai 12 anni in su.
Huw Tippett, Ceo di Shionogi Europe, ha definito l’autorizzazione della Commissione europea “un importante traguardo regolatorio” e un risultato che conferma le evidenze cliniche raccolte sull’impiego del farmaco dopo il contatto con il virus. L’azienda ha inoltre ribadito il proprio impegno nella ricerca di medicinali contro le malattie infettive e nella preparazione alle emergenze sanitarie.
Un’opzione già presente fuori dall’Ue
Al di fuori dell’Unione europea, ensitrelvir è venduto con il nome Xocova* in Giappone e negli Stati Uniti. In Giappone risulta autorizzato anche per la cura del Covid-19, mentre in Giappone e negli Stati Uniti può essere utilizzato per la profilassi post-esposizione negli adulti e nei ragazzi dai 12 anni in poi.
Secondo Fabrizio Pregliasco, l’introduzione della profilassi dopo un contatto documentato crea una fase intermedia nella gestione del Covid. Il virologo ha però chiarito che la novità non va letta come un’alternativa alla vaccinazione: i due strumenti hanno funzioni differenti e possono essere considerati complementari.
Vaccini ancora centrali per i fragili
Pregliasco ha sottolineato che la vaccinazione continua ad avere un ruolo essenziale, in particolare per limitare il pericolo di forme gravi tra anziani e persone fragili. A suo giudizio, ensitrelvir potrebbe trovare spazio in circostanze selezionate, come alcuni contesti familiari con soggetti anziani, immunodepressi o vulnerabili.
Il medico ha anche escluso l’idea di un utilizzo autonomo del farmaco, invitando a non considerarlo una sorta di “pillola del giorno dopo” da assumere senza una valutazione sanitaria. La questione ancora da definire, ha osservato, riguarda l’individuazione delle persone che possono ottenere il maggiore beneficio dalla profilassi post-esposizione.
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I risultati dello studio Scorpio-Pep
Le conclusioni europee si basano sul trial di fase 3 Scorpio-Pep, una ricerca internazionale multicentrica, randomizzata, in doppio cieco e controllata con placebo. Sono state coinvolte oltre 2.300 persone, tra adulti e adolescenti sopra i 12 anni, che vivevano con individui colpiti dal Covid-19.
Nell’analisi principale, la somministrazione di ensitrelvir è cominciata entro 72 ore dalla comparsa dei sintomi nel familiare positivo. Fino al decimo giorno, il rischio di sviluppare una forma sintomatica è risultato più basso del 67% rispetto al gruppo placebo; in termini assoluti, il Covid sintomatico ha riguardato circa il 3% dei trattati contro il 9% dei partecipanti che avevano ricevuto placebo.
Cosa comporta il via libera europeo
L’approvazione della Commissione europea ha reso ensitrelvir la prima terapia antivirale orale autorizzata nell’Ue per la profilassi post-esposizione al Covid-19. L’assunzione è prevista dopo il contatto con una persona infetta da Sars-CoV-2, nell’ambito della nuova indicazione regolatoria.
Matteo Bassetti ha interpretato il provvedimento come un ampliamento del ruolo degli antivirali orali: non più soltanto medicinali destinati a pazienti con diagnosi confermata, ma anche una possibile risorsa da valutare subito dopo un’esposizione nota. L’infettivologo ha inserito questa possibilità accanto a vaccini, test e sistemi di sorveglianza, come ulteriore componente delle strategie di prevenzione.
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