Donne e salute, il silenzio pesa: i numeri sui tabù
Una ricerca internazionale fotografa le difficoltà delle italiane tra sessualità, contraccezione, maternità e menopausa, con il dialogo medico ancora insufficiente
“I dati della ricerca mostrano quanto il silenzio e la mancanza di dialogo con il medico incidano ancora sulla salute e sulla qualità di vita delle donne”. Maria Giovanna Labbate, amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia, riassume così il quadro emerso dall’indagine Taboo Topics in Women’s Health, dedicata agli ostacoli che possono ritardare la richiesta di aiuto e l’accesso alle informazioni.
In Italia, il tema riguarda anche la menopausa: le donne che la stanno attraversando riferiscono mediamente 5 sintomi e, per circa la metà, alcuni disturbi si presentano quasi ogni giorno. Il 32% non si rivolge tuttavia a un medico, mentre il 40% dice di vivere questa fase con un senso di solitudine.
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Menopausa tra sintomi e isolamento
Vampate, difficoltà nel dormire e stanchezza sono tra i problemi indicati come più pesanti nella vita quotidiana. L’affaticamento, in particolare, rende più difficile gestire anche gli altri disturbi associati alla menopausa.
La maggioranza considera questo passaggio una fase naturale, ma anche un cambiamento inevitabile che non è semplice accettare. Soltanto una donna su tre tra quelle con sintomi conosce le possibilità ormonali o non ormonali disponibili; al contrario, due terzi delle italiane tra i 45 e i 59 anni si dichiarano disponibili a valutare un trattamento e appena il 29% escluderebbe le opzioni ormonali.
Sessualità, il confronto resta raro
Il 60% delle italiane tra 18 e 59 anni ha affrontato almeno una difficoltà nella sfera sessuale. Per il 71% di chi ne è interessata, il problema si ripresenta con regolarità, mentre calo del desiderio, secchezza vaginale, mancato orgasmo e dolore durante i rapporti coinvolgono complessivamente il 51% delle donne.
Nonostante la frequenza di questi disturbi, il 55% delle intervistate che li sperimenta non ha mai chiesto un parere medico. Secondo Labbate, sintomi e necessità vengono spesso considerati normali oppure affrontati senza condividerli, con possibili ritardi nel riconoscimento delle soluzioni disponibili.
Contraccezione, informazioni frammentarie
Tra le italiane con meno di 45 anni, la conoscenza media si ferma a circa 7 dei 17 metodi contraccettivi presentati nell’indagine. Preservativo e pillola risultano quelli più conosciuti e utilizzati; nell’ultimo mese, il 33% non ha fatto ricorso ad alcun contraccettivo.
Nella scelta incidono soprattutto costo, semplicità di utilizzo e affidabilità percepita. Il 60% cerca notizie in rete, mentre il 55% si confronta anche con operatori sanitari. Tra chi effettua una visita ogni anno, però, il medico diventa il riferimento principale per il 65%; le fonti in rete hanno un peso maggiore soprattutto tra le donne dai 18 ai 31 anni. Il 21% ha assunto almeno una volta la pillola del giorno dopo e la maggioranza afferma che la prenderebbe qualora fosse necessario.
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Maternità, le pressioni dall’esterno
Anche il desiderio di avere figli è condizionato da aspettative e giudizi sociali. Il 42% delle italiane ha ricevuto sollecitazioni da parenti o amici sul tema della maternità, una situazione più frequente tra chi sta programmando una gravidanza o prova a concepire da oltre un anno.
Stress, ansia e tensione emotiva sono indicati dalle donne come gli elementi più sfavorevoli alla possibilità di concepire, e le pressioni esterne possono alimentare proprio queste condizioni. Nel rapporto di coppia, una metà discute dei figli in modo aperto e frequente durante la ricerca di una gravidanza; l’altra ne parla meno spesso e una coppia su dieci evita completamente l’argomento.
L’83% delle intervistate ha sentito parlare del congelamento degli ovociti. Tra le donne che desiderano diventare madri, l’80% indica il concepimento naturale come soluzione preferita; circa una su due guarda con favore a trattamenti ormonali, fecondazione assistita o adozione, mentre un terzo prenderebbe in considerazione anche alternative differenti.
Un’indagine europea sui tabù
La ricerca è stata realizzata su 12mila donne tra 18 e 59 anni residenti in Ungheria, Germania, Italia, Portogallo, Spagna e Regno Unito. L’obiettivo era osservare in quali momenti i tabù rendano più difficile riconoscere un problema, parlarne e cercare un possibile sostegno.
Per approfondire i risultati riferiti all’Italia, Gedeon Richter Italia ha avviato una campagna digitale con la partecipazione di quattro medici attivi sui social e la diffusione dei contenuti sul proprio profilo LinkedIn. L’iniziativa punta a favorire più informazione e un dialogo meno condizionato dagli imbarazzi tra donne e professionisti sanitari.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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