Natalità, l’Italia tocca un nuovo minimo: cosa raccontano i numeri
Il dato più netto riguarda la fecondità: nel 2025 ogni donna residente ha avuto in media 1,14 figli, il valore più basso mai registrato, contro l’1,18 dell’anno precedente.
Il dato più netto riguarda la fecondità: nel 2025 ogni donna residente ha avuto in media 1,14 figli, il valore più basso mai registrato, contro l’1,18 dell’anno precedente. E anche la prima parte del 2026 non mostra un’inversione di tendenza: tra gennaio e luglio sono venuti alla luce 196.864 bambini, l’1,1% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il quadro emerge dalle rilevazioni dell’Istat sulla natalità e sulla fecondità della popolazione residente. Nel 2025 le nascite complessive sono state 355.772, pari a circa sei ogni 1.000 abitanti: il bilancio annuale segna una riduzione del 3,8%, equivalente a circa 14mila bambini in meno rispetto al 2024.
GioiaPura
-15% su tutto da GioiaPura
La curva scende da quasi vent’anni
Il confronto con il passato rende più evidente la portata della flessione. Nel 2008, anno di massimo per i nati vivi negli anni Duemila, erano stati registrati oltre 576mila bambini, quasi dieci ogni 1.000 abitanti. Da allora il numero si è ridotto del 38,3%, con una perdita complessiva superiore a 220mila nascite.
La diminuzione dipende anche dalla consistenza sempre più ridotta delle generazioni che oggi entrano nell’età della genitorialità. Oltre il 65% dei bambini nasce da donne tra i 30 e i 40 anni, appartenenti a coorti nate tra il 1985 e il 1995, quando l’indice medio di fecondità era già passato da 1,45 a 1,19 figli per donna.
Pochi figli e maternità più tardiva
Il livello di istruzione si associa a percorsi differenti. Tra le donne laureate l’indice è pari a 1,09 figli e l’età media al parto raggiunge 34,9 anni; tra quelle con licenza media, invece, si registrano 1,58 figli e una maternità mediamente a 29,7 anni.
L’Istat collega la difficoltà di realizzare i progetti familiari a più elementi: percorsi di studio più lunghi, instabilità del lavoro giovanile, accesso complesso alle abitazioni e problemi nel coordinare occupazione e vita familiare. Tra le possibilità considerate rientrano anche il rinvio della scelta di avere figli o la rinuncia alla genitorialità in favore di altri progetti personali.
Italiani, stranieri e coppie miste
La contrazione coinvolge soprattutto i nati da genitori italiani. Nel 2025 sono stati 275.330, il 77,4% del totale, con una flessione del 4,8% sul 2024 e del 42,6% rispetto al 2008. I bambini con entrambi i genitori stranieri sono stati invece 49.002, in calo del 3,1% in un anno e del 38,7% rispetto al 2012, quando avevano raggiunto il picco.
In controtendenza si muovono le coppie miste: i loro figli sono stati 31.440, l’8,8% delle nascite complessive, con una crescita del 4,2% sul 2024 e dell’11,8% rispetto al 2012. L’incremento è stato più marcato quando il padre è straniero, pari all’11%, mentre è arrivato allo 0,9% nei casi in cui la madre ha cittadinanza straniera.
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Considerando tutti i bambini con almeno un genitore straniero, il totale è passato da 80.761 nel 2024 a 80.442 nel 2025, pari al 22,6% delle nascite. La quota resta più alta nelle aree del Centro-Nord, dove raggiunge il 31,2% nel Nord e il 24,7% nel Centro, contro il 10% del Mezzogiorno.
Differenze territoriali e nuovi nomi
Limitando l’analisi ai bambini con entrambi i genitori stranieri, il peso sul totale è del 18,9% nel Nord e del 15,2% nel Centro, mentre nel Mezzogiorno si ferma al 6,1%. La Liguria presenta l’incidenza regionale più elevata, con il 21,8%, seguita da Emilia-Romagna, al 21,6%, e Lombardia, al 19,4%. In Toscana il valore è del 17,8%; nel Sud e nelle isole varia dal 4,4% della Sardegna al 10% dell’Abruzzo.
Tra le cittadinanze straniere dei genitori, quella rumena è associata a 9.645 nati, davanti alla marocchina con 9.636 e all’albanese con 8.353. La composizione delle coppie cambia molto a seconda dell’origine: nel caso della cittadinanza nigeriana entrambi i genitori la possiedono nel 91,2% delle situazioni, mentre per quella cinese la quota è dell’81,4%. Il livello più basso di coppie con la stessa cittadinanza riguarda invece quella ucraina, al 50,4%; nel 44,6% dei casi si tratta di una madre ucraina e di un padre italiano. Quando il padre è straniero e la madre italiana, la quota più alta di nascite miste riguarda la cittadinanza tunisina, con il 20,2%.
Il calo riguarda sia i primogeniti sia i figli successivi. I primi sono stati 174.842, con una variazione negativa del 3,7%; i secondi 127.479, in diminuzione del 4,8%, mentre i bambini dal terzo in poi sono stati 53.451, il 2,1% in meno. Nel Mezzogiorno la riduzione è stata più forte per i primi figli, scesi del 5,3%, e per i secondi, diminuiti del 5,5%.
A livello nazionale, dal 2008 i primogeniti sono calati del 38,6% e i secondogeniti del 41,1%. Nel 2025 il 7,3% dei bambini ha ricevuto il cognome di entrambi i genitori, in aumento rispetto al 6,7% del 2024. I nomi più scelti sono stati ancora Sofia per le bambine e Leonardo per i bambini.
Le nascite fuori dal matrimonio hanno raggiunto quota 156.874 nel 2025. Rispetto al 2008 risultano complessivamente oltre 43mila in più, anche se il testo dei dati disponibili si interrompe dopo questo confronto.
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