Menopausa, 17 milioni di donne: la sfida contro stigma e disuguaglianze
Un confronto alla Statale di Milano rilancia la necessità di interventi sanitari, sociali e professionali dedicati alle donne over 50.
«Per trasformare la percezione collettiva è indispensabile partire dalla consapevolezza culturale e dall'importanza di usare le parole giuste». Raffaella Cesaroni, giornalista di SkyTG24 e coautrice del libro M come Menopausa, individua nel linguaggio uno dei primi strumenti per superare stereotipi e rappresentazioni distorte di questa fase della vita.
Il volume, scritto insieme ad Annamaria Colao e pubblicato da Cairo, propone una sorta di dizionario per affrontare il tema con maggiore precisione. L’obiettivo è offrire alle donne e alla società riferimenti chiari, lontani dai pregiudizi, così da descrivere la menopausa in modo più consapevole.
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Le parole possono cambiare lo sguardo
Secondo Cesaroni, per anni il modo di parlare della menopausa ha contribuito a costruire un’immagine riduttiva dell’esperienza femminile. Rivedere il lessico, quindi, non è soltanto una questione formale: significa modificare la percezione culturale e riconoscere il valore di un periodo che può essere vissuto con pienezza.
Il tema è stato discusso all’Università degli Studi di Milano durante l’incontro “Menopausa: salute, lavoro, diritti e futuro delle donne”, promosso da SalusHub. Il confronto ha riunito professionisti della salute, esponenti del mondo accademico e cittadini, con l’intento di accendere l’attenzione sui bisogni delle donne oltre i 50 anni.
La salute va tutelata senza stereotipi
In Italia le donne in menopausa sono stimate in circa 17 milioni. Il climaterio può occupare quasi un terzo dell’esistenza femminile, ma continua a essere associato a idee di malattia o declino, mentre rappresenta una trasformazione naturale che richiede informazione, prevenzione e assistenza adeguate.
Alessandra Kustermann, ginecologa e presidente dell’Associazione Svs Donna Aiuta Donna, ha sottolineato che i cambiamenti endocrinologici rendono particolarmente importante controllare sistema cardiovascolare, ossa e metabolismo. Esistono già strumenti diagnostici e misure di prevenzione primaria, ha ricordato, e ogni donna dovrebbe poter affrontare questa fase tutelando sia l’equilibrio fisico sia quello psicologico.
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Il lavoro non può ignorarla
Durante l’appuntamento milanese è stato esaminato anche il prezzo collettivo della scarsa attenzione alla menopausa negli ambienti professionali. Le conseguenze possono riguardare la salute mentale, la permanenza nel lavoro e le possibilità di accesso ai ruoli di responsabilità, con effetti anche sulla leadership femminile.
Lamberto Bertolé, assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano, ha osservato che non si tratta più di una vicenda da confinare nella sfera privata. Quando i pregiudizi ostacolano opportunità e benessere, ha spiegato, entrano in gioco diritti, disuguaglianze e responsabilità delle istituzioni.
L’università rilancia il confronto
Marina Marzia Brambilla, rettrice dell’Università degli Studi di Milano, ha richiamato il ruolo dell’ateneo nella promozione di una cultura capace di valorizzare tutte le fasi dell’esistenza, tanto sul piano biologico quanto su quello sociale. La Statale, ha aggiunto, considera la conoscenza anche uno strumento per contribuire a una società più equa e inclusiva.
L’iniziativa ha così collegato assistenza sanitaria, diritti, organizzazione del lavoro e politiche per la longevità. Il messaggio emerso è che affrontare la menopausa con strumenti adeguati non riguarda soltanto le singole persone, ma richiede risposte pubbliche e una maggiore consapevolezza collettiva.
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