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Salute 3 min di lettura5 giorni fa

Diabete, arriva il Registro nazionale: cosa manca ancora al decreto

La bozza è passata alle Regioni, ma i medici di famiglia avvertono: senza i dati della medicina generale il quadro potrebbe restare parziale.

La macchina del nuovo Registro nazionale diabete è ormai avviata, ma il passaggio decisivo resta politico e tecnico: il testo dovrà ancora arrivare in Conferenza Stato-Regioni e sarà esaminato a ottobre. Nel frattempo la bozza di decreto ministeriale è stata inviata alle Regioni e punta a mettere insieme informazioni su diagnosi, terapie, farmaci e complicanze nei pazienti diabetici.


Cosa prevede la bozza

Il progetto, nato dopo un lavoro condiviso e già passato al vaglio del ministero della Salute, assegna alle Regioni e alle Province autonome il compito di creare i registri territoriali e di scegliere i Centri di riferimento. Per farlo avranno a disposizione 180 giorni dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale.

La regia nazionale, invece, resterà in capo al ministero. Il provvedimento si muove nel solco del Dpcm del 3 marzo 2017 e ha ricevuto da poco anche l’assenso del Garante per la privacy. L’idea è quella di costruire una banca dati alimentata ogni anno dai registri regionali e da più flussi informativi: schede di dimissione ospedaliera, prescrizioni di farmaci e visite specialistiche, diagnostica ambulatoriale, cause di morte, certificati relativi al parto per intercettare pure il diabete gestazionale, accessi al Pronto soccorso, piani terapeutici e archivi delle strutture sanitarie.


Il nodo dei medici di famiglia

Sulla bozza è intervenuta anche la Società Italiana dei Medici di Medicina generale e delle Cure Primarie, che considera il Registro uno strumento utile ma non ancora completo. Per la Simg, il rischio è che il sistema parta con una visione parziale se non verranno inseriti anche i dati clinici raccolti nella Medicina Generale.

Claudio Cricelli, presidente emerito vicario della Simg, ha definito il Registro “uno strumento potenzialmente decisivo per migliorare la conoscenza epidemiologica della malattia, orientare la programmazione sanitaria, valutare l'assistenza e sostenere la ricerca”. Nello stesso tempo, però, ha avvertito che senza il contributo dei medici di famiglia si perderebbe una parte importante della qualità dell’assistenza sul territorio.

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Gerardo Medea, responsabile Simg Area Metabolica, ha sottolineato che il diabete di tipo 2 non viene seguito soltanto nei centri specialistici ma soprattutto negli ambulatori territoriali, dove si controllano emoglobina glicata, pressione, peso, aderenza alle cure, funzione renale e prevenzione delle complicanze. Secondo la sua valutazione, senza queste informazioni il Registro rischierebbe di descrivere bene i servizi erogati, ma meno accuratamente la presa in carico reale dei pazienti.


Perché il Registro conta

L’obiettivo dichiarato del decreto è produrre dati omogenei e standardizzati su prevalenza e incidenza del diabete, oltre che sui trattamenti, sulle complicanze e sulla sopravvivenza, tenendo conto di elementi come età e sesso. Quelle informazioni serviranno anche a misurare accesso alle cure e qualità delle prestazioni, oltre che a individuare i gruppi più esposti al rischio.

In più, il materiale raccolto potrà essere impiegato per studi epidemiologici e per indirizzare meglio la programmazione sanitaria. Per la Simg, l’intesa in Conferenza Stato-Regioni sarà l’occasione per inserire anche il contributo della medicina generale e rendere il Registro più aderente alla realtà dei pazienti.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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