Depressione, meno ultra-processati può cambiare i sintomi: lo studio
Un piccolo trial dell’Università di San Francisco segnala miglioramenti anche sull’ansia dopo il taglio drastico di bibite, snack e altri alimenti industriali.
Gli alimenti ultra-processati hanno una forza particolare: sono economici, facili da trovare e molto appetibili. Per questo, secondo Nyasha Chagwedera, ridurne la presenza nella dieta non è affatto semplice. La ricercatrice osserva anche che questi prodotti possono spingere a mangiarne ancora, grazie a meccanismi legati alla dopamina e alla combinazione di zucchero, sale e grassi studiata dalle aziende alimentari.
Un test piccolo ma incoraggiante
Lo studio, pubblicato su JAMA Psychiatry e condotto dall’Università di San Francisco, ha coinvolto soltanto 20 persone con depressione. È stato il primo a mettere a confronto i sintomi prima e dopo il passaggio da un’alimentazione abituale ricca di ultra-processati a un regime più sano. Andrew Krystal ha spiegato che il lavoro ha "dimostrato con successo la fattibilità di condurre questa ricerca su scala più ampia".
Cosa è cambiato nei partecipanti
Nel corso dell’esperimento, chi ha seguito la dieta con meno cibi ultra-processati ha abbassato il consumo di oltre l’85%. Dopo quattro settimane, nei tre indicatori usati per valutare la depressione sono emersi miglioramenti compresi tra il moderato e il significativo. Anche i punteggi dell’ansia sono migliorati.
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La pista dell’intestino
I ricercatori ipotizzano che il problema parta dal rivestimento protettivo dell’intestino, danneggiato da questi alimenti e associato a una condizione definita "intestino permeabile e squilibrato". Da lì potrebbe nascere un’infiammazione cronica, di bassa intensità ma diffusa nell’organismo, che a sua volta favorirebbe la depressione. Tra i prodotti più coinvolti ci sono bibite, merendine, snack confezionati e fast food, cioè cibi di origine industriale che possono contenere conservanti, coloranti artificiali, esaltatori di sapidità ed emulsionanti.
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