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Salute 2 min di lettura2 ore fa

Crans-Montana, l’Ecmo salva un paziente: «Ora è a casa»

Giacomo Grasselli racconta il ruolo del supporto extracorporeo e le nuove sessioni dedicate alla tecnologia durante Icare 2026 a Milano.

Un paziente coinvolto nella tragedia di Crans-Montana è riuscito a superare una gravissima insufficienza respiratoria grazie all’Ecmo, il supporto extracorporeo utilizzato nei casi in cui polmoni e cuore non riescono più a svolgere adeguatamente la propria funzione. Dopo la fase più delicata, ora si trova a casa e sta recuperando progressivamente la capacità respiratoria.

A raccontare il caso è Giacomo Grasselli, vicepresidente della Siaarti e presidente eletto per il triennio 2028-2030, intervenuto all’apertura di Icare 2026. L’80° congresso nazionale della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva è in corso all’Allianz MiCo di Milano e proseguirà fino al 24 ottobre.

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L’Ecmo ha superato la fase critica

Il paziente aveva riportato ustioni molto gravi e, in seguito, aveva sviluppato un’infezione che aveva compromesso ulteriormente la respirazione. «L’Ecmo ha fatto la differenza, perché siamo riusciti a salvargli la vita in una situazione in cui stava andando incontro a un’insufficienza respiratoria potenzialmente fatale», ha spiegato Grasselli.

Nel caso specifico, il trattamento ha consentito di sostenere l’organismo durante il periodo più rischioso. «Ora è a casa e sta progressivamente recuperando la propria funzione respiratoria», ha aggiunto il vicepresidente della Siaarti, sottolineando l’esito del percorso assistenziale.


Una tecnologia al centro del congresso

L’Ecmo utilizza un circuito esterno collegato ai vasi sanguigni attraverso apposite cannule. Il sangue viene fatto passare in un dispositivo dotato di una membrana artificiale, che introduce ossigeno e rimuove l’anidride carbonica prima di restituirlo alla circolazione.

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La configurazione varia in base al problema da affrontare. Nel modello veno-venoso il sangue viene prelevato e reimmesso nel sistema venoso, con un’azione mirata soprattutto al sostegno respiratorio; nel modello veno-arterioso, invece, il ritorno avviene nelle arterie e il dispositivo può aiutare anche il cuore, per esempio in presenza di shock cardiogeno o in alcuni arresti cardiaci.


Sessioni e simulazioni a Milano

La crescita delle applicazioni dell’Ecmo ha spinto gli organizzatori a inserirlo tra i temi specifici di Icare 2026. Il programma prevede più sessioni sulla metodica e anche un’attività di simulazione dedicata, pensata per affrontare situazioni cliniche complesse in un contesto addestrativo.

Grasselli ha osservato che «il supporto extracorporeo sarà utilizzato sempre più spesso nei pazienti con insufficienza respiratoria e cardiaca grave». Secondo il vicepresidente, l’evoluzione delle apparecchiature e dei circuiti potrà rendere questa risorsa ancora più rilevante per i pazienti in condizioni estreme, offrendo in molti casi una concreta possibilità di sopravvivenza.

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