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Salute 3 min di lettura1 ora fa

Caffeina e cuore, segnalazioni più gravi tra i giovani Usa

Le segnalazioni alla FDA mostrano più arresti cardiaci e palpitazioni, senza provare un rapporto di causa tra prodotti e danni

Le bevande energetiche e gli integratori con caffeina o altri stimolanti sono comparsi più spesso nelle segnalazioni di gravi problemi cardiaci, soprattutto tra gli adulti dai 18 ai 34 anni. Lo indica un’analisi preliminare che sarà presentata alle sessioni scientifiche 2026 dell’American Heart Association, in programma a Chicago dal 6 al 9 novembre.

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Attenzione alle quantità assunte

I ricercatori invitano a controllare le etichette e a sommare la caffeina proveniente da bevande, integratori e altri prodotti. In presenza di palpitazioni, dolore al petto o svenimenti, è opportuno informare il medico anche del consumo di queste sostanze.

Per la maggior parte degli adulti sani, fino a 400 mg di caffeina al giorno sono considerati generalmente sicuri. La quantità corrisponde, in linea indicativa, a cinque tazze da circa 240 ml di caffè nero preparato. Una lattina contiene spesso tra 80 e 160 mg, mentre un prodotto per il pre-allenamento può arrivare a 150-300 mg o anche superarli. Alcune bevande energetiche apportano fino a tre volte la caffeina del caffè a parità di volume; per certi integratori il rapporto può superare dodici volte.


La fascia tra 18 e 34 anni

Il 45% delle segnalazioni cardiovascolari associate ai prodotti con caffeina o stimolanti riguardava persone comprese in questa fascia d’età. La distribuzione è risultata simile tra uomini e donne.

Gli autori non hanno stabilito perché i giovani adulti risultino così rappresentati. Tra le ipotesi figurano la frequenza di assunzione, il consumo prima di un allenamento intenso, la combinazione con alcol o droghe e la possibile presenza di disturbi cardiaci mai diagnosticati. Per chi è in buona salute, Sai Samayamanthula, studente di medicina all’University of Virginia, ha indicato nell’uso occasionale un rischio probabilmente contenuto; la preoccupazione riguarda soprattutto l’abitudine regolare.


Cosa mostrano le segnalazioni

L’analisi ha preso in esame 28.345 comunicazioni trasmesse alla FDA tra il 2017 e il 2025. In 854 casi erano presenti bevande energetiche oppure integratori contenenti caffeina o stimolanti; gli altri 27.491 riguardavano prodotti privi di questi ingredienti.

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Nel primo gruppo, l’arresto cardiaco è stato menzionato circa 11 volte più spesso. Le segnalazioni di infarto sono risultate 4,5 volte più frequenti, quelle di aritmie ventricolari o palpitazioni quattro volte, mentre l’aumento della frequenza cardiaca è comparso quasi tre volte più spesso. Il dolore al petto ha registrato un rapporto di 2,71 e gli svenimenti di circa due volte.


I limiti della ricerca

Il dato sulle undici volte non equivale a un rischio undici volte superiore. Le comunicazioni sono volontarie e possono arrivare da consumatori, medici o aziende: non indicano quante persone abbiano assunto quei prodotti senza conseguenze né quanti eventi cardiaci non siano stati notificati.

Gli studiosi parlano quindi di associazione e non di rapporto causale. Gregory Marcus, che ha coordinato la dichiarazione scientifica 2026 dell’American Heart Association sulla caffeina senza partecipare all’analisi, considera il collegamento biologicamente plausibile, ma non esclude l’influenza di altri fattori. L’American Beverage Association sostiene invece che le bevande energetiche siano consumate da oltre 30 anni e ritenute sicure dagli organismi di controllo alimentare di tutto il mondo.


Regole diverse dai medicinali

Negli Stati Uniti questi prodotti sono classificati come alimenti o integratori, non come medicinali. Di conseguenza, prima della vendita non sono sottoposti allo stesso livello di prove di sicurezza previsto per i farmaci. Le vendite statunitensi delle bevande energetiche hanno superato i 20 miliardi di dollari nel 2024, dopo essere più che raddoppiate nell’arco di dieci anni.

Anche in Italia la categoria è quella degli alimenti. Le bevande con oltre 150 mg di caffeina per litro devono riportare l’avvertenza sull’alto contenuto della sostanza e la raccomandazione a non consumarle per bambini, donne in gravidanza o in allattamento. Non è previsto, invece, un limite nazionale di età per l’acquisto.

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