Giovani, arresti cardiaci 11 volte più segnalati con stimolanti
Analizzati oltre 28mila eventi avversi segnalati negli Stati Uniti tra il 2017 e il 2025.
Gli arresti cardiaci risultano segnalati 11 volte più spesso tra gli under 35 che assumono bevande energetiche o integratori stimolanti. Il dato arriva da un’analisi preliminare presentata a Chicago dall’American Heart Association.
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I dati sugli eventi cardiaci
La ricerca ha esaminato più di 28mila segnalazioni di reazioni avverse trasmesse alla Food and Drug Administration statunitense dal 2017 al 2025. Il confronto è stato effettuato con alimenti comuni e integratori senza sostanze stimolanti.
Nei prodotti contenenti caffeina e composti affini, le segnalazioni di infarto del miocardio sono risultate circa 4,5 volte più numerose. Aritmie ventricolari e palpitazioni hanno invece registrato una frequenza quadrupla, con incrementi analoghi anche per dolore toracico e svenimenti.
Quasi il 45% degli episodi gravi associati a questi ingredienti ha riguardato persone sotto i 35 anni, senza differenze rilevanti tra uomini e donne. Il gruppo di ricerca era guidato da Sai Samayamanthula, della School of Medicine dell’Università della Virginia.
Caffeina e altri stimolanti
Per un adulto sano, il limite giornaliero generalmente considerato sicuro è di 400 milligrammi di caffeina. Alcune bevande energetiche arrivano però a concentrazioni per volume fino a tre volte superiori a quelle del caffè preparato, mentre le polveri destinate all’assunzione prima dell’attività fisica possono raggiungere livelli dodici volte maggiori.
A questi quantitativi si sommano spesso guaranà, yerba mate, sinefrina ed estratti sintetici. Poiché sono classificati come alimenti o integratori e non come medicinali, i prodotti non sono sottoposti in via preventiva agli stessi test clinici di sicurezza richiesti per i farmaci.
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“Questi prodotti vengono commercializzati come una ricarica quotidiana e venduti accanto a bibite e bottiglie d’acqua, quindi la maggior parte delle persone presume che non comportino alcun rischio reale”, ha avvertito Samayamanthula. Il ricercatore ha aggiunto che un uso occasionale potrebbe comportare rischi contenuti per molte persone sane, mentre l’assunzione regolare può far superare rapidamente la quantità giornaliera raccomandata.
I limiti dell’analisi
Gli autori precisano che i risultati mostrano un’associazione statistica, ma non dimostrano che gli stimolanti abbiano provocato direttamente gli eventi cardiaci. I dati provengono infatti da segnalazioni spontanee e non consentono di separare completamente fattori come l’esercizio fisico intenso, l’uso contemporaneo di alcol o altre sostanze e la presenza di malattie cardiache congenite non diagnosticate.
Secondo il cardiologo Gregory M. Marcus, dell’Università della California a San Francisco, il collegamento è biologicamente plausibile, ma servono ulteriori studi per stabilire il peso effettivo dei prodotti. “L’analisi non dimostra che siano state le sostanze a base di caffeina a causare direttamente questi eventi”, ha spiegato.
Samayamanthula ha chiesto un controllo più sistematico della sicurezza e ha invitato i medici a domandare ai pazienti giovani con palpitazioni, dolore al petto o svenimenti se utilizzano abitualmente questi prodotti. L’attenzione riguarda soprattutto il consumo ripetuto e l’accumulo di dosi elevate.
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