Rabbia dei giovani, Pariante chiede ascolto oltre le pene
Lo psichiatra invita Governo e famiglie a leggere la sofferenza dietro i comportamenti aggressivi dei minorenni
La risposta alla violenza giovanile non può limitarsi alle sanzioni, sostiene lo psichiatra Carmine Pariante, che chiede di affiancare ai limiti l’ascolto.
GioiaPura
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L’appello alle istituzioni
Secondo Pariante, il Governo dovrebbe interrogarsi sulle ragioni che hanno portato centinaia di minorenni a partecipare ad azioni di devastazione, senza ridurre il fenomeno a una questione di ordine pubblico. La presenza della polizia può proteggere negozi e cittadini, ma non affronta da sola ciò che alimenta quei comportamenti.
Rivolgendosi alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, lo psichiatra chiede un impegno rivolto anche alla comprensione del disagio. «Non si fermi alla superficie dell’agito aggressivo», scrive, invitando a capire che cosa abbia spinto quei ragazzi prima di replicare alla violenza con un’altra risposta violenta.
Pariante insegna Psichiatria Biologica al King’s College di Londra e dirige la rivista Inspire the Mind. La sua riflessione parte dall’esperienza maturata nell’incontro con giovani incapaci di trovare una collocazione nella società e di immaginare un percorso futuro.
Il disagio che precede l’aggressività
Molti di questi ragazzi, spiega, vivono lontani dalle esperienze quotidiane percepite come normali. Per loro anche il rapporto con l’affetto e l’amore può diventare difficile, mentre la sensazione di isolamento ostacola il contatto con gli altri.
A rendere più complessa la situazione c’è la fatica nel riconoscere ciò che provano e nel comunicarlo. Quando mancano le parole per dare un nome a emozioni e pensieri, diventa più difficile anche governarli.
La frustrazione può allora trasformarsi in un comportamento impulsivo, rivolto contro sé stessi oppure contro altre persone. L’azione aggressiva, verbale o fisica, serve a portare all’esterno una tensione interna che chi la compie spesso non riesce nemmeno a spiegarsi.
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Punire e capire
Questo meccanismo, osserva lo psichiatra, finisce per peggiorare il rapporto con la famiglia, gli amici e la comunità. L’esclusione percepita cresce e alimenta ulteriore estraneità. Si tratta di una modalità immatura di affrontare la sofferenza, più frequente durante la giovinezza, ma non esclusiva di quella fase.
Pariante non propone di giustificare chi devasta negozi o aggredisce le forze dell’ordine. Chiede piuttosto di associare alle conseguenze previste per quei gesti una ricerca sulle condizioni emotive che li hanno preceduti.
Lo stesso criterio, aggiunge, dovrebbe valere per i genitori. Stabilire una punizione proporzionata non esclude la necessità di chiedersi quale rabbia o quale dolore abbiano preceduto il gesto, come accade quando in famiglia si prova a comprendere perché un bambino lanci un giocattolo o un adolescente chiuda una porta con violenza.
Una generazione senza prospettive
La sofferenza dei giovani, prosegue Pariante, emerge nei rapporti dedicati alla salute mentale in Italia e in altri Paesi. A pesare sulla percezione del futuro sono anche il costo della vita, l’intelligenza artificiale, le guerre e le crisi climatiche.
Di fronte a questo disagio, il ruolo delle istituzioni dovrebbe comprendere sia il contenimento della violenza sia la sua prevenzione. Lo psichiatra rivendica per sé il compito di restare «l’adulto responsabile», pur ammettendo quanto possa essere difficile mantenere questa posizione davanti a comportamenti distruttivi.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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