Arnaud Denis, il grido finale prima dell’eutanasia a 43 anni
L’attore francese ha affidato ai social il suo ultimo messaggio, denunciando anni di sofferenze dopo un intervento per ernia e rivendicando una scelta presa con tre medici a Namur.
Nel suo ultimo gesto pubblico, Arnaud Denis ha salutato chi gli è stato vicino con una frase semplice: «Con tutto il mio amore a tutti». Poco prima aveva rilanciato anche la scena conclusiva di Fuga di mezzanotte (1978), chiudendo una lunga vicenda personale che lo aveva portato alla decisione estrema dell’eutanasia.
La scelta maturata a Namur
La morte è arrivata a Namur, in Belgio, dove l’attore e regista teatrale francese si è spento a 43 anni dopo la procedura. Philippe Courtois, suo avvocato, ha confermato la notizia ad Afp e ha spiegato che la decisione era stata condivisa con tre medici della città belga. Secondo il legale, il corpo non reggeva più e i dolori, andati avanti per mesi, avevano finito per travolgerlo.
Tre anni di peggioramento
Alla base del suo declino c’era l’operazione all’ernia inguinale del 17 luglio 2023, eseguita con l’inserimento di una protesi in polipropilene. Da lì, stando al suo racconto, era iniziato un progressivo deterioramento: calo di peso, sofferenze molto forti, disturbi digestivi e perdita di autonomia. Nel messaggio pubblicato su Facebook poche ore prima del decesso aveva scritto: «Ho chiuso con i maltrattamenti medici».
Denis sosteneva di aver descritto più volte la propria situazione, parlando di «Tre anni interminabili di deterioramento dello stato di salute generale a partire da un intervento chirurgico per ernia nel 2023». Nel testo ricordava anche di essersi recato dodici volte al pronto soccorso in un anno, ricevendo spesso risposte liquidatorie come «Non avete nulla».
La battaglia pubblica e la causa
L’attore aveva trasformato la sua storia in una campagna pubblica, fondando il collettivo Victimes françaises des prothèses de hernie, molto attivo online e pensato per raccogliere testimonianze di pazienti con dolori o complicazioni dopo l’impianto di quelle protesi. Chiedeva più ascolto, maggiore trasparenza e controlli successivi più attenti. Nel suo testamento spirituale aveva citato anche l’encefalomielite mialgica, malattia neurologica invalidante di cui soffriva, lamentando la scarsa attenzione e la carenza di studi dedicati.
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Aveva inoltre denunciato l’assenza di cure palliative adeguate in Francia e aveva detto di non riuscire più a lavarsi o nutrirsi senza aiuto. Anticipando le critiche, aveva aggiunto: «Rifiuto a chiunque il diritto di giudicarmi», per poi concludere: «Ho resistito a tutti i costi per tre anni di sofferenze atroci. Adesso depongo le armi».
Secondo il suo legale, Denis gli aveva chiesto di portare avanti la causa e di sostenere la famiglia. Il 5 gennaio 2026 aveva presentato una querela contro ignoti per lesioni colpose, poi archiviata a fine agosto per «reato non sufficientemente caratterizzato»; in seguito era stata depositata una nuova querela con costituzione di parte civile. Le accuse rivolte dall’attore a strutture sanitarie, medici, produttori o istituzioni restano, come precisato nel testo, una sua testimonianza personale e non risultano accertate da alcuna sentenza.
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