Abu Dhabi, 6mila euro e una svolta: perché Marta ha lasciato l’Italia
Dalla terapia intensiva di Padova agli Emirati, la scelta di un’infermiera tra mancata flessibilità, famiglia e nuove opportunità professionali.
Per Marta Sabbion il trasferimento ad Abu Dhabi è arrivato quando il lavoro in ospedale e la gestione della famiglia hanno iniziato a entrare in conflitto. A 37 anni, dopo una laurea, due master e quasi otto anni in terapia intensiva all’ospedale di Padova, l’infermiera ha scelto di ripartire negli Emirati con il marito Andrea e la figlia.
Il part time negato in ospedale
La decisione è maturata dopo la nascita della bambina. Marta e il marito avevano entrambi un impiego a tempo pieno e organizzare la vita quotidiana era diventato sempre più complesso, soprattutto considerando turni e orari dei servizi per l’infanzia.
Per due volte l’infermiera ha presentato domanda di part time attraverso un bando dell’ospedale pubblico, senza ottenere l’autorizzazione. «Un bambino non faceva abbastanza punti per avere il part time. E quindi questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso», ha raccontato parlando della situazione che l’ha spinta a cercare alternative.
Dall’Australia agli Emirati
Quella verso Abu Dhabi non è stata la sua prima esperienza all’estero. Dodici anni fa Marta era volata in Australia, dove ha incontrato Andrea. In seguito ha lavorato per due anni come cabin crew a Dubai, prima di rientrare in Italia e costruire il proprio percorso nel settore sanitario.
Prima di valutare un nuovo espatrio aveva considerato anche il lavoro nel settore privato e l’apertura della partita Iva, una soluzione già scelta da diversi colleghi. L’occasione decisiva è arrivata però tramite LinkedIn, aprendo la strada al trasferimento negli Emirati.
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Lo stipendio cambia la gestione familiare
Oggi Marta percepisce ad Abu Dhabi circa 6mila euro netti al mese. La differenza rispetto alla precedente esperienza italiana, spiega, non riguarda soltanto la retribuzione: quel reddito consente alla famiglia di sostenere il costo di una tata per coprire le ore lasciate scoperte dagli impegni professionali.
La collaboratrice lavora approssimativamente 10 ore alla settimana e interviene soprattutto quando Marta o Andrea sono impegnati. «In Italia non avremmo potuto permettercelo», ha spiegato l’infermiera. Per la famiglia, questa soluzione ha inciso concretamente sull’organizzazione quotidiana: «Ci ha cambiato la vita».
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