Xenia Fedorova nel mirino dell’Ue: beni congelati e accuse pesanti
Bruxelles inserisce la giornalista russa tra gli sanzionati per il ruolo attribuito nella diffusione di narrazioni filorusse legate alla guerra in Ucraina.
La stretta dell’Unione europea su Xenia Fedorova arriva dopo mesi di tensioni tra Parigi e la giornalista russa. Per Bruxelles, il suo lavoro ha contribuito alla diffusione di messaggi pro-Cremlino nel contesto della guerra in Ucraina, motivo per cui ora scattano congelamento dei beni e divieto di fornirle fondi o risorse dall’Ue.
La misura si aggiunge a una vicenda già aperta in Francia, dove a luglio Fedorova era stata espulsa e colpita anche dal blocco dei beni per sei mesi. Il governo francese aveva respinto l’idea di un attacco alla libertà d’espressione, sostenendo invece che la giornalista fosse un veicolo di campagne di disinformazione legate alle autorità russe.
Il passaggio da RT France ai media francesi
Prima di finire nella lista europea, Fedorova aveva guidato RT France dopo una precedente esperienza alla testa dell’agenzia Ruptly. Trasferitasi a Parigi nel 2017, aveva assunto la direzione dell’antenna locale di Russia Today fino alla sospensione delle attività del canale nell’Ue, arrivata nel marzo 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina.
In seguito, secondo quanto ricostruito, la 45enne ha continuato a comparire e scrivere su testate e reti dell’area di Vincent Bolloré, tra cui CNews, Europe 1 e il settimanale JDNews, che le ha affidato una rubrica fissa. Il Consiglio Ue la descrive ora come una figura coinvolta nella diffusione di narrative filorusse e in attività di manipolazione e ingerenza informativa straniera.
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Le conseguenze delle nuove misure europee
Con l’inserimento nell’elenco europeo, Fedorova entra nel gruppo di 81 individui e 20 entità russe già sottoposti a restrizioni di questo tipo. Per lei, come per gli altri soggetti colpiti, la conseguenza pratica è il blocco dei beni nell’Unione e il divieto per imprese o cittadini europei di metterle a disposizione denaro o altre risorse.
La decisione arriva mentre Bruxelles ha anche prorogato di tre anni le sanzioni contro oltre 3mila tra persone ed enti accusati di sostenere, in vari modi, la violazione dell’integrità territoriale e della sovranità dell’Ucraina. Sullo sfondo resta il compromesso raggiunto tra i governi Ue, che ha portato alla rimozione dalla lista di Alisher Usmanov e Mikhail Fridman su richiesta di Francia, Slovacchia e Lussemburgo, scelta che ha irritato Kiev.
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