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Politica 2 min di lettura29 set

Venezia, cinque anni per riaccendere i locali chiusi: come funziona

Un nuovo percorso permetterà di sperimentare attività innovative in immobili inutilizzati, anche senza modificare subito la destinazione urbanistica.

Per chi vuole trasformare un negozio vuoto o un immobile inutilizzato in un progetto originale arriva una possibilità temporanea, della durata massima di cinque anni. La misura, pensata per l’intero territorio comunale e anche per la città storica, consentirà di avviare attività non previste dall’attuale pianificazione urbanistica senza dover affrontare immediatamente una variante.

L’obiettivo è ridurre tempi e costi per giovani, imprese e altri soggetti interessati a recuperare spazi abbandonati. La proposta è stata illustrata al Municipio di Mestre dal sindaco di Venezia, Simone Venturini, attraverso una delibera-quadro che dovrà ora essere esaminata dal Consiglio comunale.


La sperimentazione durerà fino a cinque anni

Il meccanismo prevede un primo periodo di tre anni, con la possibilità di aggiungerne altri due. In questa fase il progetto potrà essere verificato sul campo senza rendere necessario il cambio di destinazione d’uso dell’immobile.

Se l’esperienza dimostrerà di funzionare, l’attività potrà successivamente diventare stabile. Venturini ha sintetizzato così l’impostazione dell’amministrazione: «Chi ha una bella idea può fare domanda su un portale online e inviare il progetto agli uffici competenti».


A decidere sarà il valore per la comunità

La pubblicazione del bando è prevista in rete già da novembre, dopo il passaggio della delibera in Consiglio comunale nelle prossime settimane. La procedura dovrebbe rimanere aperta senza una data di scadenza prestabilita.

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Le candidature dovranno distinguersi per innovazione, creatività e attualità. La Giunta valuterà le proposte con una griglia dedicata, considerando l’impatto previsto sul quartiere e sulla collettività, oltre alla capacità di creare lavoro e servizi vicini ai residenti.


Stop alle strutture ricettive

Tra gli obiettivi indicati figurano anche il contrasto al degrado, alla perdita di vitalità dei quartieri e all’abbandono degli spazi. Saranno quindi privilegiati i progetti capaci di restituire una funzione a luoghi chiusi e di produrre effetti positivi sul contesto circostante.

La delibera stabilirà però un limite preciso: gli immobili dismessi non potranno essere utilizzati per avviare strutture ricettive di alcun tipo. Secondo Venturini, il provvedimento punta a rendere Mestre più vicina ai modelli di altre città europee, eliminando gli ostacoli che possono scoraggiare chi intende sperimentare una nuova attività.

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