Urne in Marocco, giovani assenti e Lekjaa in corsa: il voto che pesa
Mentre il Paese rinnova il Parlamento, la partecipazione dei più giovani resta bassissima e cresce l’attenzione su Fouzi Lekjaa, volto del calcio e possibile uomo forte del dopo-voto.
Il nodo più evidente delle elezioni marocchine non è solo chi guiderà il prossimo governo, ma chi non sembra voler partecipare. Tra i 18 e i 24 anni, infatti, è iscritto alle liste appena il 4%, un dato che fotografa la distanza crescente dei giovani dalla politica istituzionale. A farla da sfondo c’è anche la figura di Fouzi Lekjaa, soprannominato l’“Infantino del Marocco”, che in campagna elettorale ha guadagnato spazio pur non essendo il leader del PAM.
Giovani lontani dal voto
Le urne si sono aperte il 23 settembre nelle prime ore del mattino, alle 8 locali, e resteranno accessibili fino alle 19. I primi esiti provvisori sono attesi il 24 settembre. Gli aventi diritto registrati sono 15.801.162, a fronte di circa 26,7 milioni di cittadini in età da voto, e il numero è più basso rispetto al 2021, quando gli iscritti erano 17.509.127.
Il quadro generazionale è sbilanciato. I cittadini con almeno 60 anni rappresentano il 29% degli iscritti, mentre la fascia 25-34 anni arriva al 15%. Per i neo-maggiorenni esiste inoltre una procedura specifica: devono chiedere l’inserimento nelle liste elettorali. Nel 2021 votò poco più della metà degli iscritti, e per questa tornata l’astensione potrebbe crescere ancora.
La sfiducia dei più giovani si intreccia con le proteste che hanno attraversato il Paese negli ultimi mesi. Molti chiedono più lavoro, ospedali migliori e scuole più efficienti, mentre il governo punta soprattutto su opere e cantieri legati anche ai Mondiali del 2030.
Il peso del calcio nella campagna
Nel confronto politico, RNI, PAM e Istiqlal restano i nomi più forti della maggioranza uscente. A questi si aggiunge il PJD, che dopo il crollo del 2021 prova a ricostruire consenso dall’opposizione. Il voto serve a rinnovare i 395 seggi della Camera dei Rappresentanti, con 7.288 candidature a livello nazionale, 5.505 nei collegi locali e 235 liste regionali riservate alle donne.
La Costituzione prevede che il sovrano scelga come capo del governo un esponente del partito più votato. Anche per questo la competizione non è marginale, pur dentro un sistema in cui Mohammed VI conserva ampi poteri. RNI, che nell’assemblea uscente conta 102 seggi, ha impostato la propria campagna su potere d’acquisto, sanità, istruzione, alloggi, protezione sociale e occupazione, rilanciando l’obiettivo del milione di posti di lavoro non centrato nella legislatura precedente.
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Il suo presidente del consiglio, Aziz Akhannouch, non si è ricandidato per un secondo mandato. Il PAM, fermo a 87 deputati, presenta un programma molto vicino e punta a sua volta su un milione di nuovi impieghi, oltre che su salari, pensioni e servizi pubblici. Ma proprio nel PAM si è imposto Lekjaa, ministro delegato al Bilancio e dal 2025 primo vicepresidente della Confederazione calcistica africana, entrato nella leadership poco prima del voto.
Lekjaa, il volto più visibile
La sua immagine pubblica nasce soprattutto dallo sport. Sotto la sua gestione il Marocco ha raggiunto la semifinale dei Mondiali 2022, risultato mai ottenuto prima da una selezione africana, e ha consolidato il ruolo di protagonista nell’organizzazione del Mondiale 2030 con Spagna e Portogallo. Un rapporto dell’IMF indica inoltre circa 190 miliardi di dirham di investimenti pubblici tra il 2024 e il 2030 in infrastrutture di connettività e turismo, pari all’11,9% del PIL del 2024.
Il suo nome è legato anche al rapporto con Gianni Infantino, presidente della FIFA. Proprio per questo la sua ascesa politica ha un valore simbolico, specie in un contesto in cui il calcio è stato bersaglio delle contestazioni giovanili. Le piazze della GenZ212, nate nel 2025 con le proteste partite da Agadir dopo la morte di otto donne in seguito a parti cesarei all’ospedale Hassan II, avevano infatti alzato uno slogan netto: prima gli ospedali, poi gli stadi.
Nel frattempo, la campagna elettorale ha visto anche contrasti interni alla maggioranza. RNI e PAM si sono scontrati sull’aumento dei prezzi alimentari e PAM ha escluso una coalizione guidata da RNI. Fuori da questa dinamica restano le altre forze, come Istiqlal, che insiste su economia e politiche sociali, e il PJD, che punta sulle riforme istituzionali e propone di eliminare il limite dei 35 anni nei concorsi pubblici per avvicinare i futuri insegnanti.
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