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Politica 3 min di lettura3 ore fa

Ucraina, il piano di Bettini divide il centrosinistra: Conte frena

Il dirigente del Pd propone armi solo difensive, ingresso di Kiev nell’Unione Europea e neutralità militare; il leader del M5S chiede invece una netta discontinuità.

Giuseppe Conte non considera compatibile una vera svolta negoziale con la prosecuzione degli aiuti militari all’Ucraina, anche se limitati agli armamenti difensivi. La proposta avanzata da Goffredo Bettini riapre così il confronto interno al centrosinistra sulla guerra e sul ruolo che l’Europa dovrebbe assumere.

Il leader del M5S, intervenuto alla presentazione del libro “La principessa” di Davide Tozzo, ha riconosciuto a Bettini il merito di affrontare il conflitto con una prospettiva ampia. Tuttavia, sulla possibilità di continuare a inviare armi durante un percorso di trattativa, ha mantenuto una posizione contraria: «Non puoi essere interprete di una svolta continuando a inviare armi come sempre».


Conte chiede una linea davvero nuova

Secondo Conte, l’Ucraina va sostenuta, ma non attraverso gli stessi strumenti adottati finora. A suo giudizio, una parte consistente dell’opinione pubblica chiede un cambio di indirizzo e un’iniziativa diplomatica capace di superare la logica dell’escalation militare.

L’ex presidente del Consiglio ha inoltre sostenuto che l’Europa non dovrebbe limitarsi a seguire il gruppo dei Paesi disponibili a sostenere il conflitto sul piano militare. Per il Movimento 5 Stelle, il sostegno a Kiev deve quindi essere accompagnato da un’impostazione negoziale più netta, senza una conferma automatica dell’invio di armamenti.


Bettini propone armi con condizioni

La posizione di Bettini, dirigente nazionale del Pd e direttore della rivista Rinascita, è stata affidata a una lettera pubblicata dal Corriere della Sera. Il suo schema prevede una tregua lungo il fronte, una zona demilitarizzata controllata da forze neutrali sotto mandato dell’Onu e l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea, ma non nella Nato.

Nel progetto delineato dal dirigente democratico, eventuali armi difensive avrebbero una funzione circoscritta: proteggere la popolazione ucraina ancora sotto il controllo di Kiev mentre procede il negoziato. Bettini invita perciò il centrosinistra a non fermarsi alla contrapposizione tra favorevoli e contrari agli aiuti militari, ma a interrogarsi sul loro scopo e sull’assetto di sicurezza futuro del continente.

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«Armi per cosa? Per quale prospettiva?», scrive Bettini, chiedendo di collegare ogni decisione concreta a un accordo più ampio. Tra i riferimenti indicati compare anche il modello del trattato di Helsinki, fondato sull’idea che la sicurezza di uno Stato non debba compromettere quella degli altri.


Nel Pd emergono posizioni diverse

La lettera ha prodotto reazioni differenti nel Partito democratico. Filippo Sensi ha contestato sui social il tentativo di individuare una formula capace di tenere insieme le diverse sensibilità sulla guerra, con un attacco ironico rivolto ai colleghi impegnati nel confronto interno.

Andrea Orlando ha invece interpretato l’intervento di Bettini come un tentativo utile a entrare nel merito delle possibili condizioni per una soluzione politica. Ospite di Omnibus su La7, l’ex ministro del Lavoro ha osservato che invocare contemporaneamente armi e diplomazia non basta: occorre anche indicare, almeno in via ipotetica, quali potrebbero essere gli elementi di un’intesa.

Orlando ha ricordato inoltre la collocazione europeista assunta dal M5S durante il secondo governo Conte, compresa la scelta di votare la prima Commissione guidata da Ursula von der Leyen. A suo giudizio, il dibattito attuale non può ridursi a richiami di principio: senza una proposta politica concreta, ha avvertito, la Russia potrebbe cercare di rafforzare la propria influenza in Europa attraverso le forze politiche a essa vicine.

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