Caso Regeni, Meloni frena sulla rottura con l’Egitto: «La diplomazia può aiutare
Dopo la condanna di tre imputati per la morte del ricercatore, la premier difende il mantenimento dei canali istituzionali con il Cairo
La sentenza sul caso Giulio Regeni riporta al centro il difficile equilibrio tra la richiesta di giustizia per il ricercatore italiano e la necessità, secondo il governo, di non interrompere i rapporti diplomatici con l’Egitto. Giorgia Meloni ha escluso che la riapertura del dialogo con il Cairo sia stata una scelta dell’esecutivo da lei guidato.
La presidente del Consiglio ha affrontato il tema a Genova, durante l’inaugurazione del Salone Nautico, dove ha partecipato a una parte della cerimonia d’apertura. Le sue parole arrivano dopo la condanna di tre dei quattro imputati nel processo per il sequestro, le torture e l’uccisione di Regeni, trovato morto al Cairo nel 2016.
La premier difende il canale diplomatico
Meloni ha sostenuto che mantenere le relazioni ufficiali possa essere più utile per arrivare a una soluzione rispetto a una loro interruzione. «Io però non sono tra coloro che ritengono che per risolvere questo problema e chiudere i rapporti diplomatici con l’Egitto aiuti piuttosto che creare maggiori difficoltà», ha affermato rispondendo alle domande sulla posizione dell’Italia.
La premier ha così confermato una linea già indicata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. La questione coinvolge infatti sia i rapporti istituzionali tra Roma e Il Cairo sia la richiesta di risarcimento avanzata nei confronti dell’Egitto.
Il precedente del governo Gentiloni
Nel respingere l’idea che sia stato l’attuale esecutivo a ripristinare il dialogo con le autorità egiziane, Meloni ha richiamato una decisione assunta prima del suo insediamento. «Non è stato questo governo a riaprire i rapporti diplomatici con l’Egitto, ma il governo Gentiloni», ha detto.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Secondo la presidente del Consiglio, anche chi aveva governato in precedenza poteva ritenere che il confronto diplomatico fosse lo strumento più adatto per sostenere la ricerca della verità. Il riferimento serve a collocare la posizione dell’esecutivo dentro una continuità istituzionale che precede l’attuale maggioranza.
Una sentenza ancora non definitiva
Meloni ha ricordato inoltre che il pronunciamento non ha ancora carattere definitivo. Prima di stabilire i prossimi passaggi, ha spiegato, sarà necessario attendere gli ulteriori sviluppi del procedimento e dare seguito a quanto stabilito dalla sentenza.
Il processo riguarda la vicenda di Regeni, ricercatore italiano sequestrato, torturato e ucciso in Egitto nel 2016. La condanna di tre imputati su quattro riapre il confronto politico sulle relazioni con Il Cairo, ma per il governo la rottura dei rapporti rischierebbe di rendere ancora più complesso il percorso verso una conclusione della vicenda.
Continua a leggere
Palco senza Salis, bufera al Salone: Meloni parla di errore
La sindaca di Genova non ha partecipato al taglio del nastro con la premier, suscitando reazioni politiche e la presa di distanza di Palazzo Chigi.
Classi e alunni stranieri: il caso italiano arriva a Bruxelles
Nicola Zingaretti chiede alla Commissione europea di valutare la compatibilità del limite previsto dal decreto del governo con le norme dell’Unione
Flick: la legge elettorale rischia di blindare il governo
Nel nuovo libro Giovanni Maria Flick e Damiano Francesco Pujia contestano l’idea che il maggioritario garantisca stabilità e richiamano i limiti fissati dalla Corte costituzionale.
Regeni, Meloni frena sulla rottura con l’Egitto: «Complica tutto
La presidente del Consiglio difende il canale diplomatico e ricorda che la riapertura dei rapporti con il Cairo risale al governo Gentiloni.