11.000Lettori online ora
Politica 3 min di lettura3 ore fa

Tre preferenze e un premio: la legge elettorale cambia così

La soglia del 42% decide l’accesso al premio di maggioranza, mentre gli elettori potranno scegliere fino a tre candidati rispettando l’alternanza di genere.

Per gli elettori la novità più visibile sarebbe la possibilità di indicare fino a tre candidati, accanto a un capolista scelto direttamente dalla lista. La riforma della legge elettorale, ancora in attesa dell’approvazione della Camera, combina dunque preferenze, nomi bloccati e un premio fisso per la forza politica più votata.


Più scelta sulla scheda

La scheda dovrebbe presentare sette candidati: il primo, graficamente separato, sarebbe il capolista bloccato; gli altri sei sarebbero invece sottoposti alla scelta degli elettori. Sarà possibile esprimere al massimo tre preferenze, applicando l’alternanza di genere.

Anche la composizione delle candidature dovrà rispettare un limite: nei collegi uninominali, considerando ogni lista o coalizione, nessuno dei due generi potrà superare il 60% delle candidature complessive. Per i capilista, a differenza di quanto previsto dal Rosatellum, non viene invece stabilita una ripartizione obbligatoria del 60% e 40%.


Il 42% decide la maggioranza

Il cuore del progetto è un sistema proporzionale con un premio di governabilità predeterminato. Alla lista o alla coalizione che ottiene il risultato migliore andrebbero 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, ma soltanto se raggiunge almeno il 42% in entrambi i rami del Parlamento.

Se la soglia non viene raggiunta, oppure se Camera e Senato producono risultati differenti, il premio non scatta e i seggi vengono distribuiti secondo il proporzionale puro. Il testo fissa inoltre un limite massimo alla consistenza della maggioranza: 220 deputati e 113 senatori, includendo sia i seggi conquistati con i voti sia quelli assegnati attraverso il premio.


Cosa viene chiesto a liste e coalizioni

Al momento del deposito del simbolo, ciascuna lista o coalizione dovrà comunicare il nome della persona da proporre al Presidente della Repubblica per la guida del governo e presentare il proprio programma. La disposizione non modifica però le prerogative costituzionali del capo dello Stato previste dall’articolo 92.

Resta inoltre confermata la libertà dei parlamentari prevista dall’articolo 67 della Costituzione, cioè l’assenza di un vincolo di mandato. Sul fronte delle soglie, il testo mantiene i livelli del Rosatellum: 10% per le coalizioni e 3% per le liste, con il recupero della lista coalizzata più votata tra quelle rimaste sotto la soglia.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Per partecipare al calcolo della cifra elettorale nazionale utile a determinare il premio non viene introdotto un limite minimo specifico. Cambiano invece le regole per la raccolta delle firme: per le forze non presenti in Parlamento si passa da 1.500 a 6.000 sottoscrizioni per collegio.

L’esenzione continua a riguardare chi dispone di due gruppi parlamentari. Una modifica approvata alla Camera la estende anche a chi ha almeno un gruppo costituito entro il 31 dicembre 2025, come Italia Viva e Azione. Per forze quali +Europa o FnV, che dispongono di una componente in almeno uno dei due rami, resta il numero attuale, compreso tra 1.500 e 2.000 firme per collegio.


Il voto fuori sede si amplia

La riforma interviene anche sulla possibilità di votare lontano dal Comune di residenza. Chi si trova temporaneamente domiciliato altrove da almeno 9 mesi potrà votare nel luogo in cui vive, a condizione di iscriversi nell’apposito Albo entro 30 giorni dal raggiungimento dei requisiti e comunque almeno 45 giorni prima delle elezioni.

La deroga scende a 3 mesi per chi si sposta per sottoporsi a cure. Durante l’esame al Senato, la stessa opportunità è stata riconosciuta anche a chi assiste familiari o figli ricoverati in una regione diversa da quella nella quale risulta iscritto nelle liste elettorali.


Cambia la rappresentanza dall’estero

Per la Camera, le aree geografiche della circoscrizione Estero passano da quattro a due: Europa e Paesi non appartenenti all’Unione europea. Per il Senato, invece, le ripartizioni vengono sostituite da un’unica area.

All’estero restano richieste tra 500 e 1.000 firme, in base alla zona di riferimento. Non dovrà raccoglierle chi può contare almeno su un eletto in uno dei due rami del Parlamento.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere