Mediterraneo e carburanti: Meloni prepara la prossima mossa sui prezzi
Da Spalato la presidente del Consiglio rilancia il confronto europeo su inflazione, spesa pubblica e possibili interventi sulle accise.
La pressione sul fianco meridionale dell’Unione europea torna al centro del confronto politico. Giorgia Meloni, intervenuta a Spalato, ha sottolineato che l’attenzione internazionale è spesso concentrata sull’area orientale dell’Ue, ma che il Mediterraneo conserva un’importanza strategica altrettanto rilevante.
Secondo la presidente del Consiglio, il dialogo tra i Paesi della sponda sud può aiutare a rendere più vicine le rispettive posizioni e a portare queste esigenze nel dibattito europeo. Meloni ha inoltre ringraziato il primo ministro croato Andrej Plenkovic per l’organizzazione dell’incontro, svolto alla vigilia di un Consiglio europeo in una fase particolarmente delicata.
Il fronte sud cerca una voce comune
La riunione, ha spiegato Meloni, serve anche a rafforzare la capacità dei Paesi mediterranei di presentarsi con istanze condivise. L’obiettivo indicato è contribuire all’interesse complessivo dell’Europa, senza trascurare le questioni specifiche legate alla sua frontiera meridionale.
Sul tema della maggiore flessibilità per affrontare l’inflazione, la presidente del Consiglio ha registrato un’apertura da parte delle istituzioni europee. Ha tuttavia ricordato che una decisione richiederà un’intesa tra Commissione, Stati membri e Consiglio, motivo per cui il confronto è ancora destinato a proseguire.
Meloni ha riferito di aver discusso la lettera inviata a Bruxelles con Ursula von der Leyen e ha osservato che una richiesta analoga è stata avanzata anche dalla Grecia. Il punto, secondo il governo italiano, riguarda l’effetto dell’aumento dei prezzi sui conti pubblici.
Più inflazione, bilanci più pesanti
I piani nazionali approvati tre anni fa, ha spiegato la premier, erano costruiti ipotizzando un’inflazione dell’1,8%. L’aumento effettivo dei prezzi ha però prodotto costi superiori a quelli messi in conto, anche per gli adeguamenti automatici previsti dall’ordinamento italiano, come quelli relativi alle pensioni e all’assegno unico.
A questo si aggiunge il rincaro delle materie prime, che rende più costosa la realizzazione dei progetti legati ai Piani nazionali di ripresa e resilienza e ai cantieri già avviati. Per Meloni, gli Stati si trovano così a dover sostenere miliardi di spese aggiuntive non derivanti da nuove decisioni politiche.
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La richiesta italiana, ha chiarito, non punta a ottenere margini illimitati per aumentare la spesa. L’obiettivo è invece fare in modo che questi oneri imprevisti siano considerati nel calcolo dei limiti alla crescita della spesa consentita.
Accise mobili, la scelta sui 160 milioni
Sul versante dei carburanti, il governo dispone a settembre di circa 160 milioni di euro collegati al meccanismo delle accise mobili. Le risorse provengono dall’ulteriore gettito Iva prodotto dall’aumento dei prezzi e possono essere utilizzate per ridurre nuovamente le accise.
La decisione non è ancora stata presa: l’esecutivo deve stabilire se impiegare subito lo stanziamento oppure conservarlo come riserva per una fase successiva. La valutazione dipenderà anche dalla capacità del tetto attualmente in vigore di contenere i rincari.
Meloni ha ribadito che Palazzo Chigi è pronto a intervenire ancora qualora l’aumento dei carburanti finisse per gravare sui cittadini. A margine del vertice, ha sintetizzato così la posizione sul limite ai prezzi: «Posso auspicare che si possa pienamente ripristinare il cap».
La presidente del Consiglio ha quindi invitato ad attendere l’evoluzione delle prossime ore, mentre il governo monitora sia l’andamento del mercato sia l’efficacia delle misure già operative.
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