Carburanti, il diesel sfiora 2,26 euro: il governo prepara la mossa
Il prezzo del gasolio continua a crescere dopo la fine dello sconto, mentre aziende e partiti chiedono nuove risposte contro l’impatto dell’energia
L’aumento dei costi energetici preoccupa imprese e opposizioni. Elly Schlein accusa il governo di non aver affrontato le conseguenze delle crisi internazionali e rilancia la richiesta di tassare gli extraprofitti delle società energetiche, oltre a riattivare le accise mobili.
Anche il settore produttivo segnala difficoltà. Assoaeroporti evidenzia che il carburante per gli aerei rappresenta il 31% dei costi dei voli: secondo l’associazione, un ulteriore rincaro potrebbe tradursi in biglietti più cari o nella cancellazione di alcune tratte. Confindustria Ceramiche, invece, avverte che il peso delle bollette rischia di mettere in seria difficoltà le aziende del comparto.
L’Europa valuta nuove contromisure
La pressione sui prezzi non riguarda soltanto l’Italia. Gli Stati membri dell’Agenzia internazionale dell’Energia hanno fatto sapere da Parigi di essere disponibili, se necessario, a immettere altro carburante proveniente dalle riserve strategiche per frenare eventuali impennate.
Sul piano politico, la presidenza irlandese di turno dell’Unione europea ha riproposto il tema di un prelievo sugli utili eccezionali delle imprese energetiche. Thomas Byrne, intervenendo al Parlamento europeo di Strasburgo, ha collegato la crescita dei combustibili fossili e del costo della vita alla necessità di proteggere i cittadini. La questione sarà discussa venerdì durante l’Ecofin in programma in Lussemburgo.
Gasolio oltre i 2,26 euro
Nel frattempo, i dati rilevati dal ministero delle Imprese mostrano un quadro divergente: sulla rete ordinaria, in modalità fai da te, la benzina è scesa a 2,040 euro al litro, contro i 2,243 euro di martedì, mentre il gasolio è passato da 2,244 a 2,261 euro.
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La fine dello sconto fiscale di 6,1 centesimi sul diesel ha coinciso con un adeguamento dei tetti applicati dai quattro principali gruppi presenti sul mercato italiano: Eni, Ip, Q8 e Tamoil. Per Eni, il limite indicato è salito a 2,25 euro per il gasolio, dai precedenti 2,19, mentre quello della benzina è rimasto a 1,99 euro.
Il governo tiene pronta la leva fiscale
A spingere verso l’alto la media nazionale sono soprattutto gli operatori indipendenti, le cosiddette pompe bianche, che hanno meno margini per praticare riduzioni: il loro prezzo medio per il gasolio raggiunge 2,28 euro al litro. Eni ha però corretto la propria politica commerciale, tagliando di 4 centesimi il prezzo del diesel e portandolo a 2,21 euro. La decisione è arrivata dopo la brusca discesa delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati.
Il governo, intanto, non ha escluso un nuovo intervento. Giorgia Meloni ha spiegato che, a settembre, si sono accumulate risorse per circa 170 milioni grazie all’extragettito dell’Iva sui prodotti petroliferi. «Dobbiamo capire se sia più utile impiegarle adesso oppure conservarle per quando termineranno le misure di contenimento», ha detto la presidente del Consiglio, lasciando la decisione legata anche alla durata dei tetti fissati dalle compagnie.
Il meccanismo delle accise mobili consente di destinare a uno sconto fiscale l’extragettito Iva del mese precedente. Il precedente sistema di riduzione, attivo da marzo, si è concluso dopo un costo complessivo di 4,7 miliardi per lo Stato, anche perché i grandi gruppi avevano introdotto limiti sui prezzi per contenere i picchi. Eni ha assicurato che manterrà una politica commerciale responsabile, con l’obiettivo di mantenere i listini su livelli sostenibili.
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