Taranto e l’eolico offshore, il taglio che mette in bilico il rilancio
I fondi ridotti per i porti di Taranto e Augusta fanno temere un rallentamento dei progetti sull’eolico in mare, mentre governo, imprese e sindacati si dividono sulla scelta.
Se il taglio dovesse restare così com’è, Taranto rischierebbe di perdere uno dei tasselli più importanti della sua riconversione industriale. Il progetto legato all’eolico offshore, infatti, è pensato anche come sbocco per parte della filiera oggi collegata all’ex Ilva.
La promessa di rilancio resta sospesa
Secondo le stime di Aero, l’associazione di settore, la produzione delle piattaforme potrebbe iniziare nel 2028 e arrivare alle prime unità completate nel 2030. In prospettiva, il comparto dovrebbe generare tra 1.000 e 1.300 posti di lavoro, con una quota destinata a lavoratori dell’ex Ilva e dell’indotto.
Confindustria e Cgil contestano la scelta
La riduzione dei finanziamenti ha provocato una reazione dura sia nel mondo delle imprese sia tra i sindacati. A Taranto, il presidente di Confindustria, Salvatore Toma, ha parlato di un passaggio difficile da capire proprio perché arriva in una fase delicata per la città.
Toma ha spiegato che l’eolico offshore potrebbe diventare un motore per l’economia locale e aiutare ad assorbire chi oggi è in cassa integrazione o teme il licenziamento. Ha anche auspicato che si tratti soltanto di una sistemazione provvisoria e che le risorse tornino disponibili con la prossima legge di bilancio.
Più frontale il giudizio della Cgil Taranto. Il segretario generale Giovanni D’Arcangelo ha accusato il governo di aver penalizzato ancora una volta la città e ha denunciato il rischio che, al posto dei progetti concreti, restino solo annunci e convegni.
I soldi spostati per le accise
Il taglio riguarda i fondi destinati ai porti di Taranto e Augusta e, secondo quanto riportato da Staffetta Quotidiana, serve a coprire parte dei costi dei tagli alle accise sui carburanti. Le risorse complessive passano così da oltre 78 milioni di euro a 38,3 milioni.
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Nel dettaglio, Taranto scende da 28,5 milioni a 13,9, mentre Augusta si ritrova con 24,3 milioni invece dei 49,8 inizialmente previsti. Nei piani del governo, le due realtà dovrebbero ospitare i principali poli italiani per la costruzione delle piattaforme galleggianti destinate alle turbine in mare.
Pichetto frena la polemica
Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, che ha cercato di ridimensionare l’allarme. «Vorrei sgonfiare quella che ho visto che nasce un po’ come polemica», ha detto a margine di una conferenza stampa.
Il ministro ha spiegato che la norma risale al 2023 e che il decreto è del 2025. Ha aggiunto che Giorgetti ha tolto una parte di risorse non ancora spese e che, in ogni caso, si tratta di 38 milioni e non di cifre paragonabili ai miliardi. Pichetto Fratin ha infine detto di voler lavorare per reinserire quei fondi nel bilancio 2027.
Taranto e Augusta puntano sugli hub
Per le due città, il nodo non è solo contabile. Taranto e Augusta aspirano a diventare i centri principali della filiera italiana dell’eolico offshore, con impianti, assemblaggio, varo delle piattaforme e servizi logistici collegati.
Nel caso tarantino, il progetto ha un peso ancora maggiore perché si lega direttamente alla transizione dopo la crisi dell’ex Ilva. Per questo il taglio rischia di rallentare un passaggio che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe aprire una nuova fase per entrambi i porti.
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