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Tumori cerebrali, quali segnali non ignorare: i dati e il caso Di Battista

In Italia si contano circa 6mila nuove diagnosi ogni anno, ma non esistono programmi di screening efficaci: ecco sintomi, tipologie, cure e fattori di rischio.

La familiarità incide solo in una minoranza dei casi: si stima che la componente ereditaria riguardi circa il 5% dei tumori gliali. Alcune sindromi genetiche, tra cui neurofibromatosi di tipo 1 e 2, sclerosi tuberosa, sindrome di Li-Fraumeni, sindrome di Von Hippel-Lindau, sindromi di Turcot, Gorlin e Cowden, possono aumentare la probabilità di sviluppare una neoplasia del sistema nervoso centrale.

Un rischio riconosciuto è invece rappresentato dall’esposizione ad alte dosi di radiazioni gamma e X, considerate cancerogene per l’uomo dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Non è stata finora dimostrata un’associazione significativa tra tumori cerebrali e campi elettromagnetici, compresi quelli generati dai telefoni cellulari.


I sintomi cambiano da caso a caso

Le manifestazioni dipendono soprattutto dalla sede della lesione e dalle sue dimensioni. Per questo possono comparire disturbi molto diversi, sia quando il tumore è benigno sia quando presenta caratteristiche maligne.

Tra i segnali possibili figurano cefalea intensa che non risponde ai farmaci, crisi epilettiche, cambiamenti del carattere, difficoltà nel camminare o nel coordinare i movimenti, confusione, alterazioni del linguaggio, dell’udito o della vista, problemi di equilibrio, nausea, vomito, perdita dell’appetito, disturbi emotivi, riduzione della sensibilità e allucinazioni. Nei bambini può manifestarsi anche un rallentamento della crescita.

La comparsa di debolezza o paralisi a un arto può interessare il lato opposto rispetto all’emisfero cerebrale colpito. Inoltre, poiché il cranio offre uno spazio limitato, la crescita della massa può favorire un accumulo di liquido, cioè un edema, con conseguente aumento della pressione all’interno della scatola cranica.


Come si arriva alla diagnosi

In assenza di esami di screening capaci di individuare la malattia nella popolazione generale, l’iter parte dai disturbi riferiti dal paziente. Particolare attenzione viene riservata a un mal di testa con caratteristiche insolite o alla prima crisi epilettica mai registrata.

La conferma passa attraverso la risonanza magnetica e la tomografia computerizzata. In alcuni casi è necessaria una biopsia, anche con tecnica stereotassica, per definire la natura e l’aggressività della neoplasia. Le moderne risonanze funzionali aiutano inoltre a localizzare le aree cerebrali e le fibre nervose da preservare durante l’intervento.


Il caso Di Battista riporta il tema

Il tema è tornato all’attenzione del pubblico con la prima presenza televisiva di Alessandro Di Battista dopo la diagnosi di un tumore cerebrale e l’operazione effettuata a Cuba. La sua vicenda si inserisce in un quadro clinico molto ampio, che comprende forme differenti per origine, comportamento e possibilità terapeutiche.

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Le stime per il 2025 indicano 5.730 nuove diagnosi in Italia, su 362.100 nuovi casi complessivi di cancro. I tumori del sistema nervoso centrale rappresentano circa l’1,6% delle neoplasie individuate in un anno e interessano più spesso gli uomini, con 3.240 casi contro i 2.490 stimati tra le donne.


Dalle metastasi al glioblastoma

Queste patologie si dividono in primitive, quando nascono nel sistema nervoso centrale, e secondarie, quando derivano dalla diffusione di un tumore originato in un altro organo. Tra le forme primitive si distinguono poi i gliomi, che costituiscono circa il 40% dei tumori del sistema nervoso centrale dell’adulto, e le neoplasie non gliali.

Il glioblastoma è il tumore maligno cerebrale più frequente nell’età adulta, con un’incidenza stimata di 3-4 casi ogni 100 mila abitanti all’anno. Appartiene al gruppo degli astrocitomi, che rappresentano circa l’85% dei gliomi adulti; seguono oligodendrogliomi ed ependimomi, denominati in base alle cellule da cui prendono origine.

I gliomi possono essere classificati in forme a basso grado, osservate più spesso tra i 20 e i 40 anni, e in forme ad alto grado, più comuni tra i 40 e i 70 anni. Dopo i 70 anni il glioblastoma multiforme è la variante più frequente e aggressiva. Tra i tumori non gliali rientrano invece medulloblastomi, meningiomi, linfomi primitivi del sistema nervoso centrale e tumori dell’ipofisi.


Terapie diverse e prognosi complessa

La cura viene scelta in base al tipo di tumore, alla posizione e alle condizioni del paziente. Può comprendere la craniotomia, la chirurgia stereotassica, la radiochirurgia con raggi gamma o fasci protonici e l’impianto di dispositivi capaci di rilasciare gradualmente farmaci chemioterapici.

Quando serve ridurre l’accumulo di liquido cerebrospinale, può essere inserita una derivazione, collegata all’addome, dove il liquido viene smaltito attraverso un impianto sottocutaneo. Nel complesso, la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi supera di poco il 25%.

In Europa si registrano mediamente 5 casi annui di tumore primitivo del sistema nervoso centrale ogni 100.000 abitanti. Queste malattie sono responsabili del 2% dei decessi oncologici. In Italia l’incidenza appare stabile negli ultimi anni, mentre in Stati Uniti e Inghilterra viene segnalato un aumento costante.

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