Scuola, il tetto agli stranieri divide l’Italia: cosa può succedere
Il decreto attende il Quirinale, mentre Regioni, sindaci, sindacati e studenti contestano soglie e modalità di applicazione nelle classi.
La Puglia chiede tempo per esaminare il decreto sulla scuola e ipotizza un confronto con l’Ufficio scolastico regionale e i dirigenti degli istituti. L’assessora Silvia Miglietta sottolinea che eventuali misure non potrebbero incidere sulle classi già organizzate: l’applicazione, ha spiegato, dovrebbe riguardare il prossimo anno scolastico.
Miglietta segnala inoltre una modifica rispetto alla prima versione del provvedimento, che prevedeva conseguenze sulla responsabilità genitoriale qualora la famiglia dell’alunno straniero fosse considerata un ostacolo all’integrazione linguistica e scolastica.
Regioni prudenti sul possibile ricorso
Anche Michele de Pascale invita a non anticipare valutazioni definitive. Il presidente dell’Emilia-Romagna ritiene necessario attendere il testo che uscirà dall’iter parlamentare, ricordando che le bozze circolate finora hanno subito diversi cambiamenti.
Secondo de Pascale, un’eventuale iniziativa delle Regioni avrebbe senso soltanto in presenza di una lesione delle loro competenze. Il presidente evidenzia però i problemi pratici per gli istituti, soprattutto nelle aree montane: in alcuni casi, una scuola alternativa potrebbe trovarsi a 50 chilometri di distanza.
Il nodo resta l’integrazione
Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri non è ancora stato trasmesso al Quirinale. Il testo potrebbe arrivare all’attenzione del Presidente della Repubblica nella giornata di lunedì, mentre prosegue il lavoro sulle coperture finanziarie.
La misura introduce un limite percentuale alla presenza di studenti stranieri nelle classi, un punto che ha suscitato reazioni molto diverse. Il presidente della Toscana Eugenio Giani ha definito il provvedimento “una legge indegna di un Paese che ha l’accoglienza e l’integrazione fra i suoi principi costituzionali”, criticando quella che considera una rincorsa alle posizioni di Vannacci.
Giani ha citato realtà come Brozzi, a Firenze, dove alcune classi arrivano al 70% di bambini non cittadini italiani, e Prato. La sua domanda è se, in questi contesti, si debba impedire l’accesso alla scuola o allontanare gli alunni.
A Milano, Giuseppe Sala teme conseguenze dirette sull’organizzazione degli istituti. Il sindaco ha spiegato di stare verificando gli effetti della soglia e ha avvertito: “La cosa che più mi preoccupa è il tetto percentuale”, perché in alcuni quartieri la presenza di figli di immigrati supera il 30% e potrebbe rendere necessaria la chiusura di classi o scuole.
Sindacati e presidi, posizioni opposte
Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell’Anci, richiama la varietà delle situazioni presenti sul territorio nazionale. In alcune zone, come l’area vesuviana, la presenza di lavoratori stranieri nei comparti tessile e agricolo è consolidata da decenni e produce una concentrazione naturale nelle scuole.
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Per Manfredi, l’inclusione linguistica e sociale dovrebbe essere sostenuta attraverso progetti concreti, non soltanto mediante soglie numeriche. La scuola, ha osservato, è uno dei principali strumenti per favorire l’integrazione delle famiglie straniere.
Le organizzazioni sindacali chiedono risorse e strumenti aggiuntivi. Elvira Serafini, alla guida dello Snals, indica la necessità di organici adeguati, mediatori culturali stabili, formazione specifica per gli insegnanti e finanziamenti sicuri.
La Cisl Scuola mette in dubbio lo scopo effettivo della norma, mentre la Uil Scuola, con Giuseppe D’Aprile, denuncia criteri e deroghe non sufficientemente definiti. Il rischio indicato è quello di creare disparità e di trasferire nuovi compiti sulle scuole e sul personale.
L’Associazione nazionale presidi mantiene invece un atteggiamento meno allarmato. Il presidente Antonello Giannelli considera le disposizioni fondate sul buon senso, ma ritiene che il giudizio decisivo arriverà soltanto quando le regole saranno applicate concretamente.
Studenti in piazza e dubbi sul testo
Il collettivo Osa ha promosso assemblee, scioperi e iniziative in diverse città. Gli studenti definiscono il provvedimento “il decreto del razzismo” e hanno organizzato un flash mob davanti a Montecitorio alle 16,30, accusando il governo di voler dividere la comunità scolastica invece di affrontare i problemi degli istituti.
La Flc Cgil ha invitato le scuole a esporre messaggi dedicati all’inclusione. A Genova, davanti a una scuola primaria, i genitori hanno collocato uno striscione realizzato dai bambini con la frase “Qui nessun* è straniero”; il cartello è stato successivamente rimosso da due agenti della Digos.
Nel frattempo, una nuova bozza ha alimentato il confronto anche sull’uso di burqa e niqab. Il documento ipotizzava eccezioni legate ad attività didattiche o formative, ma il ministero dell’Istruzione ha negato modifiche sostanziali, ribadendo che il testo approvato vieta ogni forma di copertura del volto, con le esclusioni ritenute necessarie.
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