5.000Lettori online ora
Politica 3 min di lettura2 giorni fa

Scuola, basta cambiare nome? Il paragone con la “Ferrarina

La nuova etichetta per tecnici e professionali affronta un pregiudizio reale, ma rischia di ignorare le emergenze quotidiane degli istituti italiani.

Il problema che il governo vuole affrontare esiste: in molte famiglie italiane scegliere un istituto tecnico o professionale viene ancora percepito come un ripiego. Ma trasformare quelle scuole in “licei tecnologici” e “licei professionali” potrebbe rivelarsi una risposta soltanto cosmetica, simile a quella immaginata da Silvio Berlusconi per rilanciare la Fiat attraverso un nuovo marchio.


Il pregiudizio non sparisce col nome

La decisione annunciata da Giorgia Meloni nasce dal tentativo di modificare l’immagine di percorsi formativi spesso considerati di serie B. L’idea è che una diversa denominazione possa convincere studenti e genitori a guardare con maggiore interesse agli indirizzi tecnici e professionali, sottraendoli allo stereotipo secondo cui lì finirebbe soltanto chi non ha voglia di studiare.

Eppure il retaggio sociale è più forte di una targa. In diversi ambienti, soprattutto tra le famiglie con una tradizione professionale e culturale consolidata, il liceo resta una scelta quasi obbligata: chi ha frequentato il classico o lo scientifico tende ad aspettarsi lo stesso percorso per i propri figli. L’istituto tecnico, anche quando offre competenze richieste dal mercato, viene ancora vissuto come una rinuncia o come una sconfitta educativa.

Questa mentalità appare anche poco aderente alla realtà del lavoro. Mestieri come quello dell’elettricista o dell’idraulico possono garantire redditi superiori a quelli di professioni accessibili dopo anni di università. Al contrario, un diploma prestigioso o una laurea non assicurano più automaticamente un’occupazione stabile e ben pagata.


La lezione della vecchia Fiat

Il parallelo con Berlusconi risale a oltre vent’anni fa, quando, parlando della crisi della Fiat a Porta a Porta, l’allora presidente del Consiglio suggerì di intervenire sul marchio. Tra gli esempi citati comparvero “Ferrari Young” per la Panda e, in un secondo momento, “Ferrarina” come possibile alternativa al nome Fiat.

Il punto di partenza, allora come oggi, era concreto. La casa automobilistica torinese doveva fare i conti con una crisi di identità e di mercato; la scuola, invece, deve misurarsi con il discredito che circonda alcuni suoi indirizzi. In entrambi i casi, però, il cambio di etichetta rischia di scambiare l’immagine per la sostanza.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Anche Romano Prodi, durante il confronto televisivo con Berlusconi prima delle elezioni del 2006, aveva invitato a rivalutare gli istituti tecnici. Per cambiare davvero la percezione di quei percorsi, tuttavia, servirebbero investimenti, qualità didattica e una maggiore valorizzazione degli sbocchi professionali, non soltanto una nuova parola sui documenti ufficiali.


Le emergenze restano nelle aule

La questione del nome appare ancora più fragile se confrontata con le condizioni di molte scuole italiane. Sono ancora presenti edifici che necessitano di interventi, servizi essenziali carenti, cattedre che rimangono vacanti a lungo e calendari scolastici poco adatti alla vita delle famiglie contemporanee.

A questo si aggiungono le retribuzioni degli insegnanti e l’assenza di soluzioni adeguate contro il caldo sempre più intenso. In numerosi istituti l’aria condizionata resta un’ipotesi lontana, mentre a chi lavora nelle classi sembra essere chiesto di continuare a farlo senza riconoscimento economico proporzionato e quasi per spirito di sacrificio.

In un sistema che presenta difficoltà così concrete, uniformare le denominazioni e chiamare tutti i percorsi “licei” difficilmente cambierà da solo l’atteggiamento di milioni di genitori. Il rischio è che la riforma resti una semplice operazione di facciata: la versione scolastica della “Ferrarina” pensata per la Fiat.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere