7.000Lettori online ora
Politica 2 min di lettura23 set

Plastica riciclata invenduta: il paradosso che può fermare la raccolta

L’ipotesi di un rincaro della Tari entra nel dibattito insieme al rischio di blocchi nei servizi.

A Napoli, il sindaco Gaetano Manfredi ha spiegato a Repubblica: «Potremmo essere costretti ad aumentare la tassa sui rifiuti».


Magazzini pieni e impianti sotto pressione

La difficoltà più immediata riguarda gli spazi di stoccaggio, ormai saturi in diversi territori. Quando il materiale non trova sbocchi commerciali, viene compattato e resta fermo nei depositi, fino a rendere più complicato anche il lavoro dei mezzi che lo raccolgono.

Secondo le stime di Anci e Utilitalia, i Comuni spendono circa 600 milioni di euro l’anno per la raccolta della plastica e contano di recuperare parte della spesa con la vendita del materiale. Se il ritiro si interrompesse o rallentasse, il conto potrebbe trasformarsi in una perdita compresa tra 350 e 400 milioni di euro l’anno.


Il prezzo decide più della raccolta

Il nodo, però, non nasce dal comportamento dei cittadini. Nei primi sei mesi del 2026 la raccolta differenziata è aumentata del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, segno che bottiglie e imballaggi continuano ad arrivare agli impianti di selezione.

Il problema arriva dopo: il riciclo costa troppo rispetto alle alternative sul mercato. Il Pet importato dall’Asia o dall’Egitto si aggira intorno a 750 euro a tonnellata, mentre quello riciclato in Italia sale a 1.200-1.300 euro. Per molte aziende, quindi, la scelta più conveniente resta quella di acquistare materia prima dall’estero.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Le misure d’urgenza di Regioni e governo

La filiera nazionale ha iniziato a incepparsi e in alcune città la raccolta degli imballaggi è stata perfino sospesa in via temporanea. A Brindisi, alla fine di luglio, il Comune ha disposto lo stop ai conferimenti con un’ordinanza, mentre nel Lazio vari amministratori hanno avvisato i residenti di possibili rallentamenti.

Il quadro ha spinto la Conferenza delle Regioni a intervenire con un documento del 10 settembre, chiedendo un’azione del governo. Rosanna Laconi ha ricordato che i territori hanno già adottato misure straordinarie, ma ha avvertito che gli stoccaggi aggiuntivi servono soltanto a guadagnare tempo.

Anche il ministero dell’Ambiente ha aperto un tavolo dedicato alla crisi e sta raccogliendo i dati sugli impianti. Gilberto Pichetto Fratin ha spiegato a La Nuova Sardegna: «In alcuni casi abbiamo dato l’ok alle Regioni per inviare la plastica agli inceneritori, in qualche caso anche ai cementifici, come al Nord. Di fronte a situazioni eccezionali daremo risposte pronte».

In Italia operano circa 400 impianti, ma nell’ultimo anno la filiera ha perso circa 12mila tonnellate al mese di capacità di trattamento, complice la chiusura di stabilimenti per incendi, i ritardi nelle autorizzazioni e soprattutto la scarsità di clienti per il materiale riciclato. Se la situazione restasse bloccata, ciò che oggi finisce nel sacco giusto rischierebbe di non avere più destinazione.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere