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Politica 4 min di lettura5 giorni fa

Meloni, il semaforo verde di Bruxelles: conti, Pnrr e Schengen

Dalla sospensione dei controlli alle frontiere all’uso dei fondi europei, la Commissione von der Leyen sta mostrando un atteggiamento particolarmente accomodante verso il governo italiano.

Il nodo più delicato riguarda i conti pubblici: con un disavanzo del 3,1% del Pil registrato nel 2025, l’Italia rischia di restare sotto procedura per disavanzi eccessivi ancora a lungo. L’attivazione delle deroghe per Difesa ed energia potrebbe infatti rinviare l’uscita fino al 2030, proprio mentre il governo cerca margini di spesa in vista delle elezioni.


Il deficit può rinviare l’uscita

Per chiudere la procedura servono due condizioni: il disavanzo deve essere inferiore al 3% nell’anno appena concluso e, secondo le stime della Commissione, deve mantenersi sotto quella soglia anche nel biennio successivo. La conferma dell’Istat sul dato 2025 ha fatto venir meno il primo requisito.

Il problema nasce dall’intreccio tra le regole del Patto di Stabilità e la clausola di salvaguardia destinata alle spese per Difesa ed energia. Gli Stati che non sono ancora sottoposti al braccio correttivo possono superare il limite senza entrarvi; per quelli già coinvolti, invece, le uscite aggiuntive non modificano il percorso, ma il disavanzo complessivo deve comunque tornare sotto il 3% prima della chiusura.

Secondo le proiezioni richiamate nel testo, includendo quelle spese l’Italia non riuscirebbe a rispettare il limite né nel 2027 né nel 2028. La soglia potrebbe essere raggiunta nel 2029, con la conclusione della procedura non prima del 2030. Da qui la prudenza dell’esecutivo sull’uso della clausola, almeno fino alla pubblicazione dei numeri definitivi.


Pnrr e bollo auto, controlli più morbidi

Un altro fronte riguarda l’idea di cancellare il bollo per motocicli e vetture di piccola e media cilindrata. Giancarlo Giorgetti ha indicato come possibile copertura una quota delle risorse del Pnrr rimaste inutilizzate, una scelta che non rientra tra le finalità legate alla transizione ecologica: il beneficio potrebbe andare anche a proprietari di veicoli molto inquinanti.

Di fronte a questa ipotesi, Bruxelles non ha manifestato la rigidità che in passato ci si sarebbe potuti attendere. Valdis Dombrovskis ha ricordato che le norme del Piano consentono una certa elasticità nella gestione della liquidità, purché gli interventi concordati e le riforme previste vengano completati secondo il calendario stabilito.

Il punto, quindi, non sarebbe tanto la destinazione puntuale di ogni risparmio, quanto il rispetto degli obiettivi complessivi. Il testo presenta così la posizione della Commissione: nessuna contestazione formale sull’impiego delle somme residue per una misura che può sottrarre risorse alle Regioni e non favorisce necessariamente la mobilità sostenibile.


Schengen, una crisi senza sanzioni

Sul dossier migratorio, l’Italia ha ripristinato più volte i controlli ai confini aerei e marittimi con la Spagna dopo la crisi di Ceuta, prorogandoli ogni volta per due settimane. Alla Commissione spetta stabilire se una decisione simile sia motivata e proporzionata, ma finora non sono arrivate obiezioni.

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La ricostruzione sostiene che non vi fossero elementi tali da giustificare la misura, perché le persone arrivate nell’area Schengen non si sarebbero poi disperse nei Paesi aderenti. La Spagna ha risposto adottando una scelta analoga; per evitare trattamenti diversi, l’istituzione europea non è intervenuta nemmeno in quel caso.

Il risultato descritto è duplice: due governi hanno mantenuto restrizioni considerate ingiustificate e Bruxelles non è riuscita a ricomporre il contrasto. Un esito che può risultare utile sul piano interno ai leader coinvolti, ma che indebolisce il ruolo di mediazione dell’Unione.


Il rapporto privilegiato con Roma

Giorgia Meloni sembra essere oggi tra i capi di governo più tutelati da Ursula von der Leyen. Il rapporto, secondo la ricostruzione, offre alla premier italiana una sponda importante nell’anno che precede il voto e consente all’esecutivo di affrontare diversi dossier europei con maggiore libertà.

La presidente della Commissione adotta due comportamenti distinti. All’interno dell’apparato europeo concentra il potere e difende con decisione le proprie prerogative; nei rapporti con i governi nazionali, invece, tende a privilegiare la collaborazione, anche quando questo può entrare in tensione con il compito di vigilare sull’applicazione dei Trattati.

Il testo paragona questo ruolo a quello di un agente incaricato di controllare il traffico: dovrebbe fermare chi supera i limiti o attraversa con il rosso, ma spesso sceglie di non intervenire, soprattutto con gli interlocutori più vicini. Nel caso italiano, questa disponibilità emerge nei dossier sui controlli alle frontiere, sui fondi europei e sulla disciplina di bilancio.


Dall’astensione al nuovo equilibrio

Il rapporto tra le due leader non è nato da un sostegno iniziale pieno. Quando il Consiglio europeo confermò von der Leyen per il secondo mandato, il 27 giugno del 2024, Viktor Orban votò contro e Giorgia Meloni scelse l’astensione.

Nel frattempo, il leader ungherese è uscito dal quadro dei principali interlocutori della presidente della Commissione, mentre Roma ha acquisito un peso maggiore. Il testo interpreta questo cambiamento come uno degli elementi che spiegano l’atteggiamento più indulgente mostrato verso il governo italiano sui diversi dossier ancora aperti.

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