Legge sull’antisemitismo, il Pd vira sul no dopo la svolta di Schlein
Alla Camera i democratici cambiano orientamento sul ddl e Schlein propone di sostituire il riferimento all’Ihra con la Dichiarazione di Gerusalemme; i riformisti contestano la scelta, mentre la maggioranza resta decisiva.
Il passaggio più delicato, per il Pd, non è solo il voto che si profila alla Camera: è il segnale politico che arriva dal cambio di linea sulla legge contro l’antisemitismo, dopo l’astensione al Senato. Se la proposta di Elly Schlein non verrà accolta, i deputati democratici si orienteranno verso il no.
La proposta di Schlein cambia il quadro
Nel corso di una lunga riunione del gruppo alla Camera, la segretaria dem ha chiesto alla maggioranza di sostituire nel testo la Dichiarazione dell’Ihra con la Dichiarazione di Gerusalemme. La prima, richiamata dal ddl già passato al Senato, viene considerata da una parte della sinistra radicale, dal M5S, da Avs e da una fetta ampia del Pd un possibile ostacolo alla libertà di criticare Israele.
I riformisti contestano la nuova linea
Durante l’assemblea sono intervenuti anche i riformisti Lia Quartapelle, Lorenzo Guerini e Piero Fassino, che hanno difeso il provvedimento. Con loro aveva lavorato attivamente Graziano Delrio, tra i promotori dell’impostazione iniziale. Alla fine, però, ha prevalso la posizione sostenuta da Laura Boldrini e da altri esponenti, fatta propria di fatto anche da Schlein.
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Per i parlamentari più critici, questa scelta segna un ulteriore avvicinamento al fronte guidato da Giuseppe Conte e rende più debole un punto di distinzione tra dem e alleati esterni. Dentro il partito c’è chi teme che il voto sulla legge sia soltanto il primo passaggio di una linea più ampia, con possibili ricadute anche sul dossier Ucraina e su un linguaggio politico sempre più vicino a quello richiesto dal leader del M5S.
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