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Politica 3 min di lettura4 giorni fa

Legge elettorale, il voto che può far saltare il banco: cosa dicono i sondaggi

La Camera si prepara al primo passaggio sulla riforma mentre il centrodestra teme defezioni e i numeri delineano una sfida incerta tra le coalizioni.

Il primo appuntamento parlamentare è fissato per giovedì, quando la Camera esaminerà le pregiudiziali sulla riforma elettorale. Ma il confronto politico è già entrato nel vivo: i partiti guardano alle rilevazioni sui consensi, discutono dell’alternanza di genere e valutano il rischio che un voto segreto faccia deragliare il provvedimento.

Antonio Tajani considera la manovra economica la priorità del momento e assicura che Forza Italia resterà compatta: "nessun franco tiratore". Nel centrodestra, tuttavia, resta il timore di una nuova sorpresa in aula, anche perché un’altra battuta d’arresto potrebbe accelerare il ricorso alle elezioni anticipate.


I numeri rendono incerto il confronto

L’ultima rilevazione Ipsos Doxa, realizzata per il Corriere della Sera da Nando Pagnoncelli, fotografa Fratelli d’Italia al 26,4%, senza variazioni. La Lega scende al 4,7%, con una flessione dello 0,4%, mentre Forza Italia si ferma al 7,3%, perdendo un punto in un mese. Il Partito Democratico arretra al 19,5% (-0,6%), il Movimento 5 Stelle resta al 14,5% e Alleanza Verdi e Sinistra al 6,3%.

Il dato più dinamico riguarda Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, salito all’8,8% con un incremento dell’1,7%. Senza il movimento dell’ex generale, il centrodestra raggiungerebbe il 39,4%, mentre il centrosinistra allargato arriverebbe al 44,5%. Considerando invece le coalizioni effettivamente strutturate, il fronte progressista è stimato al 43,9% e il centrodestra tradizionale al 38,7%.


Vannacci può cambiare gli equilibri

Con Futuro Nazionale dentro lo schieramento guidato da Giorgia Meloni, il centrodestra salirebbe al 45,7%, appena sopra il 45,2% dell’alleanza progressista. Pagnoncelli avverte però che la presenza di Vannacci, alla luce dei flussi rilevati, non garantirebbe da sola la vittoria, vista la distanza minima tra i due blocchi.

Elly Schlein continua a chiedere elezioni il prima possibile e definisce fallimentare l’esperienza delle destre. Carlo Calenda, invece, conferma la linea autonoma di Azione, distante sia dal centrosinistra sia dal centrodestra, e sostiene che il nuovo sistema potrebbe condurre a un Parlamento senza una coalizione capace di superare il 42%, aprendo la strada a un impianto proporzionale puro.

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Nel frattempo, Stefano Benigni esclude un ingresso di Futuro Nazionale nel centrodestra, salvo un ripensamento di Vannacci su alcune posizioni. Calenda ha respinto l’ipotesi con durezza, accusando gli avversari di puntare soltanto alla distribuzione degli incarichi.


Donne e firme accendono lo scontro

Tra i passaggi più contestati della riforma c’è il meccanismo sull’alternanza di genere. Elena Bonetti sostiene che il testo approvato dal Senato potrebbe produrre una rappresentanza femminile parlamentare ferma al 15%. Benigni replica che la presenza delle donne nelle liste sarebbe tutelata e ricorda che, con il Rosatellum, oggi le elette sono circa il 33%, comunque sotto la soglia del 40%.

Un’altra fonte di tensione riguarda le regole per la raccolta delle firme. Riccardo Magi ritiene che le nuove disposizioni possano penalizzare +Europa, indicato come il partito di opposizione cresciuto maggiormente nell’ultima rilevazione. I comitati contrari stanno già valutando ricorsi e sostengono che alcune norme potrebbero essere sottoposte al giudizio della Corte costituzionale.


Consenso in lieve arretramento

Il gradimento del governo scende a 40, dal precedente 42, mentre quello di Giorgia Meloni passa da 42 a 41. Anche Antonio Tajani registra una contrazione, da 26 a 24, dato che Pagnoncelli collega alla minore riconoscibilità del profilo di Forza Italia e a un recente episodio comunicativo.

In calo anche Vannacci, dal 21 al 19, nonostante la crescita elettorale del suo partito. Restano così due settimane decisive prima dei passaggi conclusivi: per Forza Italia la legge elettorale non rappresenta la priorità politica, ma il Parlamento sarà comunque chiamato a concentrarsi soprattutto su questo dossier.

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